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Il linguaggio per Heidegger


Il linguaggio dell’uomo può parlare degli enti, non dell’essere. Per questo la rivelazione dell’essere non può essere l’opera di un ente, seppur privilegiato come l’Esserci, ma può aversi soltanto attraverso l’iniziativa dell’essere stesso. Qui sta la svolta del pensiero di Heidegger. L’uomo non è capace di svelare il senso dell’essere, ma è il pastore dell’essere, e la sua dignità consiste nell’essere chiamato dall’essere stesso a far da guardia alla sua verità.

Secondo Heidegger, l’essere si svela nel linguaggio, ma non nel linguaggio scientifico o nella chiacchiera, bensì nel linguaggio autentico della Poesia. I pensatori e i poeti sono i guardiani della dimora dell’essere. Nel linguaggio del Poeta, non è l’uomo che parla ma il linguaggio stesso e in questo l’essere. Di conseguenza il giusto atteggiamento dell’uomo nei confronti dell’essere è quello del silenzio. Per Heidegger i sentimenti rivelano l’essere più dell’intelletto.

Sono dunque i pensatori essenziali (Parmenide, Eraclito, Holderlin) e non i filosofi ad essere ascoltatori della voce dell’essere, e non la metafisica occidentale. A causa della tecnica, l’uomo, obliando l’Essere, si è lasciato travolgere dalle cose, rendendo la realtà puro oggetto da dominare. E questo atteggiamento non si fermerà nemmeno quando arriva a minacciare le basi della vita stessa, esso è ormai onnivoro: una fede nella tecnica come dominio su tutti.

di Domenico Valenza
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