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Il montaggio invisibile: raccordi tra le inquadrature

Per l’inquadratura d’entrata, invece, ci sono due possibilità: si può aprire con un’altra inquadratura vuota oppure con il personaggio parzialmente o totalmente in campo. Una terza alternativa è staccare prima che il personaggio sia uscito dall’inquadratura a. In questi caso l’inquadratura b deve rimanere vuota per qualche secondo prima che il personaggio entri in campo.

5. Raccordo di direzione di sguardi. Nel dialogo tra due personaggi, se il personaggio nell’inquadratura a guarda in una certa direzione, il personaggio dell’inquadratura b deve guardare in direzione opposta: in caso contrario, allo spettatore sembrerà che i personaggi non si guardino.

6. Raccordo sul movimento (o sull’azione: match on action). Si ha quando l’azione o il movimento cominciati dal personaggio nell’inquadratura a si concludono nell’inquadratura b. L’attacco sul movimento alleggerisce lo stacco e accelera il ritmo eliminando i tempi morti.

In esso, è importante la scelta del punto in cui tagliare. Molti sostengono che il movimento da raccordare andrebbe accorciato di qualche fotogramma. Per Cassani ciò non è necessario, perché la televisione avrebbe abituato lo spettatore agli attacchi sul movimento in diretta, cioè rispettosi dell’esatta durata dell’azione (non a caso, nei primi anni venti, passando da un primo piano a un dettaglio si ripeteva parte dell’azione per assicurarsi che allo spettatore non sfuggisse nulla).

7. Raccordo sonoro. Una battuta di dialogo, un rumore o una musica si sovrappone a due inquadrature, legandole così fra loro. Per questo, nel campo/controcampo, è sconsigliabile far cadere lo stacco alla fine di una battuta: alla discontinuità visiva bisogna opporre una continuità sonora.

In conclusione, in una sequenza di montaggio invisibile, gli stacchi sono costruiti su raccordi di sguardo o di movimento. Tutto il peso della continuità cade sulle azioni e sulle occhiate del personaggio, a riprova della sua centralità in questo tipo di narrazione: lo spazio è antropocentrico.
di Domenico Valenza
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