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Il paradigma della democrazia procedurale di Schumpeter: la fine della rappresentanza

Il paradigma della democrazia procedurale messo a punto da Schumpeter prevede un insieme di tecniche per la definizione di un governo efficiente ed è attraversato da una profonda venatura scettica sulle capacità dei cittadini. L’opinione di Schumpeter è che “una prassi democratica efficiente in società numerose e complesse è sempre stata ostile a pressioni dal basso”. Tra società e rappresentanza, tra cittadini e classe politica, esiste una profonda divaricazione. Il rendimento della politica è legato alla presenza di u ceto professionalizzato che isola la gestione del potere dalla costruzione di meccanismi di integrazione e articolazione della domanda sociale.
L’efficacia e il rendimento degli organi dello Stato non risiedono tanto nella capacità di rappresentare le tendenze di fondo della società, quanto nella costruzione di una governabilità indifferente agli orientamenti di senso, alle domande.
Su questa base si consolida “il potere delle élite dirigenti, economiche, politiche o mediatiche, limitandosi a favorire l’alleanza tra potere politico e denaro”. Gli istituti della rappresentanza sembrano poco incisivi, oltrepassati da tendenze economiche internazionali di fronte alle quali impotenti risultano i canali istituzionali costruiti per legittimare il potere solo entro spazi nazionali. La valutazione di Touraine è che “una democrazia no può essere rappresentativa se non dà pubblica espressione a movimenti sociali”. Le spinte regressive e populiste possono essere contrastate dalla crescita di movimenti, attori sociali, conflitti. Se è vero che la vita economica ha preso il sopravvento sulle norme giurdiche e politiche, senza una prospettiva critica nei confronti del capitalismo è impossibile far valere le stesse istanze minimali della democrazia come governo di soggetti liberi e uguali. Le disuguaglianze economiche si convertono in disuguaglianze politiche evidenti in quanto la ricchezza conferisce anche un plusvalore politico incrementando la capacità di influenza politica e di partecipazione. Nelle democrazie la forza del denaro riesce a neutralizzare la forza del numero e ovunque si riscontra un uso ineguale delle opportunità di partecipazione da parte di chi è più forte economicamente.
I soggetti sociali hanno forze diverse che dipendono dalla disparità di risorse economiche. Le imprese, i soggetti sociali rendono poco realistica la descrizione della democrazia come arena pubblica riservata a cittadini con identiche capacità di partecipazione e influenza.
Negli anni scorsi prevaleva un rapporto mediato da partiti, oggi si amplia l’investimento autonomo degli imprenditori in ambito politico. L’impresa passa a meccanismi di autorappresentazione mentre si indebolisce il rapporto tra sindacati e partiti della sinistra.
di Laura Polizzi
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