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Il pensiero divergente e convergente nella creatività

Se un problema può essere risolto e una difficoltà può essere superata rimanendo all’interno dei propri confini, si può però pervenire alla soluzione anche modificando il contesto stesso dal quale difficoltà e problema emergono, cambiandone la natura e introducendo elementi nuovi, divergendo cioè dalla situazione di partenza.

L’interpretazione dei gestaltisti sembrava in contrasto con il considerare il processo creativo come originale, innovativo e caratterizzato da grande libertà. Partendo da queste premesse, i fattorialisti (la cui teoria interpreta la personalità come costituita da molteplici elementi unitari) concepiscono la creatività come una combinazione di abilità primarie che può variare secondo l’ambito in cui si esprime l’attività creativa.

Nel definire i tratti peculiari della creatività, Guilford sosteneva che la creatività doveva essere distinta dall’intelligenza. Secondo l’autore il pensiero può essere diviso in pensiero convergente e divergente. Il pensiero divergente è una forma di pensiero anticonformista, non convenzionale, che arriva a soluzioni insolite e originali, le cui caratteristiche sono fluidità (capacità di produrre tante idee), flessibilità (capacità di cambiare impostazione), elaborazione (capacità di dare risposte complesse lavorando su elementi semplici), valutazione (capacità di selezionare le migliori idee).

Mentre il pensiero convergente rimane confinato all’interno del problema, il pensiero divergente opera andando liberamente al di là della chiusura dei dati del problema. Guilford sostiene infine che fattori importanti del processo creativo sono l’analisi e la scomposizione degli elementi in una situazione, la loro sintesi, la deduzione, la memoria: ma questi elementi, solo se vengono immessi in un processo fluido e flessibile possono condurre a produzioni nuove e originali.

Vittorio Rubini, il pensiero divergente


Secondo Vittorio Rubini, il pensiero divergente ha caratteristiche tipiche classificate come fluidità, flessibilità, originalità associativa: coloro che posseggono a livelli elevati queste capacità sanno poi risolvere in maniera rapida ed efficace dei problemi.

L’intelligenza non viene esclusa da tale processo, perché la necessità di aderire ai dati informativi della realtà comporta dei momenti di decisione su base razionale, ma è la produzione di nuove idee l’elemento caratterizzante il momento cognitivo del processo creativo. Un certo livello di intelligenza è dunque necessario perché la creatività si manifesti: l’esistenza di tale soglia ha come conseguenza che una persona molto creativa non è sempre, anche, molto intelligente, e viceversa.
di Domenico Valenza
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