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Il possesso e la detenzione

Il possesso è previsto come presupposto della condotta nei reati di appropriazione, nonché come oggetto della tutela nei reati di turbativa.
La detenzione è prevista come presupposto della condotta nei reati di sottrazione.
Le definizioni civilistiche, autonomistiche e relativistiche non sono adeguate a garantire l’incompatibilità tra loro dei reati di sottrazione e di appropriazione.
Infatti, mentre i reati di sottrazione hanno come presupposto positivo la disponibilità materiale della cosa da parte di altri e il presupposto negativo della mancanza di tale disponibilità nel soggetto attivo, i reati di appropriazione hanno il solo presupposto negativo della mancanza della disponibilità materiale della cosa in altri (mentre la disponibilità nel soggetto attivo è richiesta solo nei reati appropriativi comuni).
Corretta configurazione di detenzione appare quindi la disponibilità materiale della cosa o un autonomo potere materiale su di essa, cioè la possibilità attuale e immediata o anche solo virtuale (a distanza) purché effettiva, di disporre fisicamente della cosa.
Sia detenzione che possesso sono penalmente la disponibilità materiale della cosa.
Le differenze sono:
- il titolo del possesso deve essere lecito, mentre quello della detenzione può anche essere illecito;
- l’animus del possesso deve comprendere la consapevolezza dell’appartenenza ad altri della cosa, mentre quello della detenzione può anche considerare la cosa come propria.
di Stefano Civitelli
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