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Il progetto parentale

Oggi c'è l'arrangiamento per progetto, che pone l'accento sull'importanza della sessualità, benchè lo Stato non si sia ritirato del tutto dall'ambito della generazione (congedi ed assegni parentali, aborto legalizzato e compiuto sotto controllo medico). L'operazione di conferma spetterebbe alla madre (la legalizzazione dell'aborto avrebbe, così, restituito alla donna il potere di confermare o no l'essere nella carne e l'autorità sulla quale si fonda questo potere) ma, in realtà, il progetto parentale costituisce l'istanza sovraindividuale di conferma del nascituro ed in questo modo acquisisce esteriorità rispetto alle persone ed una propria dimensione temporale. Il progetto è l'accordo tramite il quale un uomo e una donna si legano con l'intento di realizzare un bambino anche senza matrimonio, coabitazione o totale condivisione delle attività. Oggi viviamo in un mondo connessionista basato su mobilità (creazione di connessioni numerose e diversificate ma spesso effimere) ed attività (moltiplicazione dei legami ed impegno in imprese sempre nuove, qualunque ne sia la finalità), minacciato da opportunismo e frammentazione che pesano sui quadri organizzativi e sulle persone.



La pluralità e la precarietà delle attività e la mobilità geografica tendono a favorire una fragilità nei rapporti sentimentali che, non istituzionalizzati e poco consolidati da legami comuni (proprietà immobiliare, parentela,…) resistono male alla lontananza, sia a quella spaziale sia a quella relativa ad un'altra dimensione dell'esperienza. Inoltre l'esigenza di "essere se stessi" genera forti tensioni e la preoccupazione di lasciare qualcosa dietro di sé, un'opera.



Il progetto di un bambino con un "compagno" rappresenta una sorta di baluardo contro la frammentazione e serve per cercare una vita più autentica.


 
Data l'efficacia dei metodi contraccettivi odierni, l'aborto (IVG) dovrebbe avere un ruolo marginale in questo arrangiamento: quello di rimedio ai fallimenti della contraccezione nel senso tecnico del termine (défaillance di tipo meccanico), al quale si fa ricorso solo di rado. Purtroppo non è così: le donne spesso desiderano rimanere incinte per essere sicure di poter generare (desiderio di essere incinta) ma poi abortiscono perché il "progetto di un figlio" contrasta con altri progetti (studi, lavoro, vacanze,…); non c'è, dunque, il desiderio di un figlio, che è considerato un incidente. Molti aborti, pertanto, sembrano dovuti ad un fallimento della generazione: non si può dire che le donne che si trovano in questa situazione si siano veramente protette in modo che la cosa non accadesse e nemmeno che abbiano voluto deliberatamente restare incinte, interrompendo ogni forma di contraccezione. Sono situazioni in cui predomina l'ambivalenza; facendo riferimento alla psicoanalisi, si possono dotare i partner della relazione sessuale di "desideri inconsci" che entrano in conflitto con il loro "volere" cosciente.
I fallimenti della generazione sembrano più frequenti nei momenti di transizione (primissimi tempi del percorso sessuale e sentimentale o fra un progetto e l'altro). E' nelle coppie sposate o comunque stabili che la contraccezione ha effettivamente un ruolo preventivo rispetto all'aborto.
In particolare l'aborto sembra inevitabile quando:
- il ragazzo è presentato come inaffidabile;
- la ragazza non è sicura dell'identità del padre (certezza del padre biologico).
Se la madre della ragazza si propone come partner principale, sostituendosi al ragazzo, la parentela
tende a reinstaurarsi come istanza di preconferma ed il progetto diventa trasgressivo perché i partner
principali sono la madre (in posizione di potere, è una parodia della dominazione maschile) e la
figlia (che rappresenta la femminilità sottomessa).

Nel quadro di questo arrangiamento raramente si parla di:
- rivendicazione dell'aborto come "scelta personale" giustificata dall'autonomia;
- considerare legittimo il mettere al mondo un bambino "senza padre" o il trattare il padre come semplice agente biologico.



Neanche l'arrangiamento per progetto può riconoscere i fallimenti della generazione; ammette la possibilità dell'aborto ma gli assegna un posto marginale. Oggi questo atto è preso in carico dalle istituzioni con le massime garanzie di discrezione e la legalizzazione ha annullato il bisogno di aiuto e consiglio. Forse le donne non sono mai state così sole.
di Viola Donarini
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