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Il progetto terapeutico per la schizofrenia


Solo elaborando fin dall’inizio, con gli operatori invianti, un progetto terapeutico riabilitativo che detti le linee guida del trattamento individualizzato, integrato e multicontestuale, si può pensare di intraprendere un “tratto di strada” in comune con il paziente, aiutarlo a cambiare il suo modo di vivere, le sue competenze e conoscenze, recuperare un senso della vita quotidiana.
Il Centro Diurno ha un suo setting che facilita la relazione terapeutica, è contenitivo degli aspetti regressivi dei pazienti e consente, anche ai pazienti più destrutturati, di instaurare un legame.
Pensare al Centro Diurno come strumento di cura, ad un invio precoce senza quella lunga fase di latenza della presa in carico del Servizio sanitario potrebbe evitare che si pensi a questo come l’ultima spiaggia per casi gravi o difficili.
Bisognerebbe prevedere, oltre al classico iter diagnostico-terapeutico, nuovi percorsi, individuando subito i bisogni del paziente, le sue disabilità sociali, le risorse umane, materiali e ambientali, per approntare il progetto terapeutico.
L’introduzione nella relazione a due, operatore-utente, di un ruolo svolto dal terzo soggetto, e cioè il contesto che dà la possibilità di recuperare e comprendere l’esistenza e la storia del soggetto, è l’elemento chiave per un efficace intervento riabilitativo.
L’operatore riabilitatore non esercita solo una funzione di contenimento, svolta all’interno delle strutture, ma ha il compito di attivare tutta una serie di mediazioni all’esterno tra l’utente e il suo contesto familiare e sociale. L’azione mediatrice diventa poi capacità negoziale: con il paziente, con i familiari, con gli Enti Locali, con la parrocchia, con le associazioni sportive e il volontariato.

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