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Il puro e l’impuro a tavola

Un altra categoria che determina le scelte alimentari è quella del Puro e dell’Impuro che si accosta spesso alla sessualità.
In molte società è tabù mangiare in compagnia della propria suocera, in altre la commensalità tra sessi diversi è proibita. Mangiare è associato alla sessualità perché la commensalità equivale a una relazione intima. 
In Tunisia le donne non possono mangiare con gli uomini. Nell’india antica l’ordine delle caste ha un espressione nel cibo e nelle gerarchia alimentari.
Distingue varie categorie di alimenti:
Cibo Crudo – che può essere offerto e accettato da ogni casta poiché non trasmette impurità.
Fritto, Bollito, Cibo preparato da altri – comportano contaminazione in funzione della posizione sociale di chi lo ha preparato. I cibi preparati da una casta superiore o pari sono mento contaminati.
I cibi sono gerarchizzati in termini di purezza: i legumi sono considerati puri più delle carni, le carni di si dividono in: uova, pesce, carne di bue che è la più impura. 
In india come altrove regna l’idea che il cibo cotto rechi la traccia di chi lo ha preparato.
Una delle ragioni dell’esclusione femminile è il timore della contaminazione derivante dall’impurità naturale che molte culture attribuiscono alla donna, vittima spesso di incantesimi.
Questo timore femminile è della strega. La strega nell’immaginario collettivo è identificata da una serie di connotazioni alimentari (come il fatto che si nutre di bambini e mangia senza sale) e da una sessualità peccaminosa. 
Inoltre come ritenevano gli inquisitori le donne sono deboli e per questo anche la migliore delle mogli potrebbe trasformarsi in una strega, questa visione della natura della donna debole deriva da Eva. 
Il sale già nel mondo romano era caratterizzato sacro connesso all’immortalità degli dei, nel mediterraneo, soprattutto in Italia si ritiene che il sale sia aborrito dalle streghe e possa scongiurare fatture e male.
Con il tempo queste credenze sono diventate degli stereotipi secondo le quali gli uomini sono cuochi migliori delle donne, che si lascerebbero distrarre troppo facilmente.
J. P. Aron delinea un quadro di tutti gli stereotipi che i secoli precedenti formulavano in termini religiosi: la debolezza, la vanità, l’inaffidabilità, che suggeriscono di tenerla sotto controllo. 
di Anna Carla Russo
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