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Il trasporto e le funzioni urbane della Sicilia

È innegabile che nonostante i progressi degli ultimi anni, i trasporti all'interno della Sicilia non sono in grado di assicurare una rapida ed efficace circolazione dei passeggeri e delle merci, privilegiando alcune aree e direttrici di traffico, per lo più costiere, a scapito delle aree interne, con conseguenze determinanti sugli squilibri strutturali del sistema urbano.
La mobilità dei passeggeri all'interno del tessuto urbano è affidata principalmente al traffico automobilistico privato e a quello pubblico, esercitato da autolinee che operano in regime di concessione e che devono fare i conti con una rete stradale assolutamente carente nonostante costituisca il 10% della rete nazionale.
Il sistema ferroviario presenta poi situazioni ancora più difficili, travagliato da carenze strutturali e problemi organizzativi, incapace di servire i molteplici centri, specialmente dell'entroterra. I trasporti marittimi hanno un rilievo del tutto marginale nel movimento passeggeri, nonostante la creazione di nuove reti di navi veloci. Essendo poi i tempi di percorrenza lunghissimi, l'utenza legata agli spostamenti per affari e per lavoro, si rivolge prevalentemente al mezzo aereo.
La maggior parte del trasporto merci è ancora effettuato su gomma (88%) lasciando un misero 8% al cabotaggio marittimo e un 4% a quello ferroviario. È chiaro che le gravissime carenze del sistema ferroviario, le brevi distanze tra i centri abitati, che esaltano le caratteristiche del mezzo gommato e del servizio door to door, sono stati fattori determinanti dell'affermazione dell'autotrasporto nonostante i gravi inconvenienti rappresentati dalla polverizzazione delle imprese di autotrasporto e dalla sostanziale inadeguatezza delle infrastrutture stradali.
Per quanto riguarda il traffico aereo al primo posto troviamo CT e poi PA. Trapani ha un traffico irrilevante e l'aeroporto di Comiso è ancora tutto da mettere alla prova.
La geografia urbana della Sicilia, rispetto a vent'anni fa, mostra evidenti trasformazioni, connesse da un lato ai processi di decentramento demografico e di trasformazione economica, organizzativa e strutturale delle città maggiori, dall'altro ad una stagnazione se non addirittura ad un arretramento demografico generalizzato.
Questo però non significa che gli scenari urbani siano privi di nuovi attori o che non emergano nuove progettualità, anche nelle aree più svantaggiate. Soprattutto CT e PA si sono impegnate ad affrontare temi come la trasformazione della struttura economica urbana, il coinvolgimento di nuovi attori e il reperimento di risorse finanziarie indispensabili al rilancio delle capacità attrattive di attività, funzioni e investimenti, la revisione in chiave sostenibile delle tradizionali azioni di trasformazione della città e del territorio.
In questi anni tra i principali motori della riqualificazione urbana si annoverano processi di cambiamento strutturale del governo delle città, avviati dall'elezione diretta del sindaco; le nuove forme di intervento sollecitate dalle direttive nazionali e della UE, che hanno introdotto nuove forme di finanziamento e sollecitato inediti modelli di cooperazione interistituzionale. Rilevante è stato soprattutto il ruolo dei fondi strutturali della UE.
Nuovi strumenti di intervento urbanistico come i Programmi Integrati di Recupero e quelli di Riqualificazione Urbana, stanno cercando, anche se in maniera vaga e confusa, di riqualificare molti ambienti e molti centri.

di Gherardo Fabretti
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