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Il vetero militante

La Lega invece trova nella militanza e nel radicamento territoriale degli strumenti di diffusione; i vecchi luoghi della socialità come bar, circoli e piazze si rivelarono decisivi per diffondere questo nuovo movimento attraverso i militanti leghisti, il partito si impone negli anni’80 sulla scena politica nazionale. Secondo il leader Bossi il leghista tipo è una persona operativa ,non un intellettuale.
Questo partito si basa su un localismo esasperato e inizialmente è ignorata dai media sviluppandosi in maniera sotterranea  e riscoprendo il volontarismo e l’attivismo passati. Il militante leghista non è né l’agit-prop e né il militante cattolico dei partiti di massa, non è animato da ideologie, non si mobilita per osservare valori etici superiori e il suo obiettivo non è l’accrescimento politico e culturale; per appartenere al partito bisognava esserne legato da amicizia o da un legame familiare; all’interno il partito prevedeva quattro tipi differenti di militanti: i sostenitori senza alcun dritto di voto, i sostenitori militanti, gli ordinatori e i fondatori che mantenevano tutto il potere e il controllo del partito.
Con gli anni la Lega viene scoperta dai media e utilizza i media per attirare l’attenzione sulle proprie proposte e imporsi all’opinione pubblica, così man mano che il partito viene rilanciato dai principali organi di informazione diminuisce il ruolo del militante e si passa da una iniziale e spontanea partecipazione “movimentista” ad un modello partecipativo sempre più “professionale”; 
l’importanza dell’organizzazione militante declina a favore della personalizzazione appoggiata sull’unica figura del leader Umberto Bossi, che dopo l’ictus del 2004 ha aperto nella Lega il problema della successione.
di Anna Carla Russo
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