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Immagine in Bergson


Bergson a questo punto si chiede: quale relazione intercorre tra la coscienza e la materia, tra la coscienza interiore del soggetto e la realtà corporea con la quale interagisce? Egli giunge ad una conclusione che sta in mezzo tra la concezione idealistica (che considera l’oggetto assolutamente determinato dal soggetto) e quella realistica (che considera la realtà sensibile come a sé stante, cioè avente esistenza propria). Bergson parla di immagini che stanno a metà tra la rappresentazione (idealisti) e la cosa sensibile (realisti). L’immagine è propriamente ciò che la coscienza crea attraverso l’unione tra l’interazione con la realtà e la sintesi, che essa stessa compie, delle rappresentazioni della realtà che l’io psichico costruisce al suo interno. Queste immagini chiaramente non sono accostate a caso ma seguono delle relazioni: queste relazioni coincidono con le leggi della natura (quindi si capisce come Bergson pur essendo uno spiritualista, considera fondamentali le leggi organiche e inorganiche che regolano la materia). Fra le diverse immagini ve ne è una privilegiata che sottostà a queste leggi ma che è anche in grado di modificarle a suo piacimento; ed inoltre mentre tutte le altre immagini hanno ragione di esistere perché si creano partendo dall’esterno, questa immagine vive la sua esistenza dall’interno: essa è il corpo.

 

Tratto da STORIA DELLA FILOSOFIA CONTEMPORANEA di Carlo Cilia
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