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Impugnazioni ordinarie e straordinarie nel processo penale

Impugnazione è quel rimedio esperibile da una parte al fine di rimuovere un provvedimento giurisdizionale svantaggioso, che si assume errato, mediante il controllo operato da un giudice differente da quello che ha emesso il provvedimento medesimo.
Dal punto di vista pratico, il fattore temporale (o, più propriamente, la intervenuta irrevocabilità) è il criterio che meglio permette di distinguere le impugnazioni in:
impugnazioni ordinarie, sono quelle che possono essere esperite entro un termine stabilito a pena di decadenza; decorso tale termine senza che sia stata proposta impugnazione, la sentenza diventa irrevocabile.
Sono impugnazioni ordinarie l’appello e il ricorso per Cassazione;
impugnazioni straordinarie, sono quelle che hanno ad oggetto provvedimenti divenuti irrevocabili.
Sono impugnazioni straordinarie la revisione ed il ricorso per Cassazione per errore materiale o di fatto.
La cognizione del giudice di appello è la più completa, perché egli può riesaminare il caso sotto il profilo della legittimità e del merito nei limiti dei motivi addotti dalle parti appellanti.
La sentenza della Corte d’Appello ha carattere sostitutivo della sentenza impugnata e può essere soggetta a ricorso per Cassazione.
Il ricorso per Cassazione è istituto completamente diverso dall’appello.
In Cassazione “accusata” è la sentenza impugnata; essa può essere fatta oggetto di ricorso per vizi di legittimità e soltanto nei casi tassativamente previsti dalla legge.
La Corte di Cassazione è giudice della sola legalità processuale e sostanziale, con esclusione di ogni sindacato sulla valutazione dei fatti.
La Corte, di regola, non può riformare la sentenza, ma solo pronunciare l’annullamento.
Il compito di riformare la sentenza annullata è demandato al giudice di rinvio.

di Stefano Civitelli
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