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Isidoro di Siviglia sui sogni


Isidoro di Siviglia affronta il tema nel 6° capitolo del libro III delle Sententiae. I demoni aggrediscono l'uomo con sogni illusori, di fronte ai quali solo i santi posson restare indifferenti. Alcuni sogni provengono dal corpo per eccesso o difetto, altre visioni dagli spiriti immondi o sono miste (riflessione + illusione  o riflessione + rivelazione). Ci sono sogni veri, ma anche sogni forgiati dallo spirito. Occorre quindi essere prudenti, e bisogna disprezzare i sogni per timore che vengano dall'illusione. I sogni lussuriosi sono peccato solo se riproducono pensieri con i quali ci si è compiaciuti di giorno. Alto medioevo = sognatori frustrati. La riflessione sui sogni è negativa, ma abbondano i racconti di sogni tra letteratura ecclesiastica, didattica e agiografica. Ad es. P.Adalbert de Vogue fa un eccellente inventario dei sogni contenuti nei dialogi di Gregorio Magno. Troviamo sogni in cui un santo annuncia la morte dell'interessato, visioni di beati, visioni di anime e oggetti, visioni notturne, viaggi nell'aldilà che si moltiplicano per influsso della letteratura apocalittica, poi abbiamo “miracoli”. Nei sogni di Gregorio colpisce lo spazio che vi occupa ciò che riguarda la salvezza, ovvero i morti e l'aldilà. Il sogno diviene il veicolo e la forma per il viaggio nell'aldilà. Se santi e mariri sono sognatori per eccellenza, anche l'ambiente monastico è ricco di sognatori. Da Cassiano a Beda, il racconto onirico si moltipilca. La chiesa controlla ma accetta, e i giovani monaci introducono un complesso di sogni proveniente dalla tradizione orale e folclorica. Con la riforma gregoriana e gli ordini mendicanti, i sogni monastici si diffonderanno, e l'immaginario della società si trasformerà.

di Dario Gemini
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