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L'analisi della liquidità


La liquidità si collega al concetto di equilibrio finanziario e monetario nel breve periodo. Se vi è adeguata liquidità, l'impresa ha la capacità di generare flussi finanziari e monetari che rendano costante il bilanciamento tra attività e passività a breve termine, cioè la capacità di far fronte tempestivamente ed economicamente ai propri impegni verso i finanziatori. L'analisi richiama i valori a breve scadenza dello stato patrimoniale, con lo scopo di trovare potenziali rischi o squilibri; vengono presi i valori finali. Alcuni degli indici che verranno usati forniscono una visione contemporanea della situazione di liquidità, che per essere interpretata necessita anche una rappresentazione storica, ottenuta con il rendiconto finanziario e con indici costruiti ricorrendo ai flussi finanziari e monetari. L'analisi della liquidità con gli indici si fonda su valori che possono modificarsi con rapidità e sulla scadenza dei debiti non ci sono delle informazioni precise (almeno all'interno dello stato patrimoniale); l'unica cosa che sappiamo è che scadono nel breve periodo. Perciò, alcuni degli indici calcolati in termini di liquidità, non esprimono nulla sull'equilibrio monetario nel breve periodo. Tuttavia, non dobbiamo pensare che i risultati ottenuti calcolando questi indici non dicano nulla oppure siano inutili, bisogna però essere in grado di interpretarli nel modo più corretto. Le attività e passività a breve sono in continua sostituzione: solo nel caso in cui le attività siano superiori alle passività è un significativo risultato positivo per il futuro. Gli indici della liquidità sono facilmente costruibili e interpretabili, è per questo che vengono costruiti. Per rendere le informazioni complete, c'è bisogno di costruire e collegare agli indici della liquidità i flussi finanziari e monetari. Le osservazioni formulate sull'indice di liquidità secondaria, ad esempio, devono essere adattate in alcune realtà dove ci sono delle risorse monetarie investite in attività differenti da quella tipica intesa in senso stretto.

Gli indicatori di redditività.
Gli indicatori di redditività sono gli indici che permettono di osservare la capacità di un'impresa di produrre reddito e di generare risorse.
Questi indicatori sono utili per due categorie di soggetti:

Il ROE, Return on Equity



Il ROE ci dice la remunerazione del capitale proprio; per giudicare un “ROE” è necessario mettere a confronto con il rendimento di investimenti alternativi a basso rischio (BOT, CCT, depositi bancari). La differenza tra gli investimenti sicuri come i BOT, i CCT, i depositi bancari è detta “premio al rischio” in quanto il ROE premia un investimento più rischioso di un titolo di Stato.

Il ROI, Return on Investment


Il ROI rappresenta il rendimento dell'attività tipica confrontato con tutti gli investimenti effettuati nell'attività tipica. Il ROI sintetizza il “rendimento della gestione tipica” dell'azienda in base a tutto il capitale in essa investito al lordo degli oneri finanziari, fiscali ed è indipendente dai risultati della gestione non caratteristica e straordinaria. Esprime il rendimento dell'investimento effettuato nell'attività tipica dell'azienda.

Per migliorare il ROI:

* l'impresa che ha un basso margine sulle vendite, dovrà conseguire una elevata rotazione del capitale investito per ottenere un ROI più alto;
* l'impresa, invece, che ha una bassa rotazione del capitale investito, cioè che vende poco, deve accontentarsi di vendere poco con prezzi alti.

Il ROS, Return on Sales


Per RO qui intendiamo: Ricavi delle vendite – costi operativi
Il ROS esprime la percentuale di guadagno lordo in termini di risultato operativo su 100 di vendite nette.
L'indice è soddisfacente se è di importo alto; il ROS aumenta con il diminuire dei costi e l'aumentare dei ricavi. Per migliorarlo:

* aumentando i prezzi per far aumentare i ricavi; è un'operazione rischiosa poiché aumentando i prezzi, potrebbero contrarsi le vendite e quindi diminuire i ricavi;
* migliorare il RO attraverso la compressione dei costi ottenuta migliorando l'efficienza aziendale.
Migliorando il ROS riusciamo a migliorare in via indiretta che il ROI.

Questo indice può assumere tre valori:

– maggiore di zero. Significa che i ricavi sono usati per coprire tutti i costi inerenti la gestione caratteristica ma sono solo: sono usati anche per coprire i costi delle altre funzioni aziendali, gli oneri finanziari, fiscali e in ultimo rimane anche una parte come utile;

– uguale a zero. Significa che i ricavi sono sufficienti per coprire i costi inerenti la gestione caratteristica dell'impresa ma le altre voci sopracitate dipendono dalla presenza di risorse extra caratteristiche;

– minore di zero. Significa che i ricavi ottenuti dalla gestione caratteristica non sono sufficienti nemmeno per coprire i costi che ne derivano; questo è il sintomo di una grave crisi produttiva e gestionale.

Il ROT, indice di rotazione degli impieghi


Questo indice esprime il grado di sfruttamento degli impianti e la dinamicità dell'impresa sul mercato. Il ROT esprime il numero di volte in cui il capitale investito ritorna sotto forma di vendite in un anno amministrativo.

Il ROD, Return on Debt


Questo indicatore vuole esprimere qual è il tasso medio di interesse sostenuto da parte dell'impresa per rimborsare il denaro preso a prestito.

L'indice di copertura degli oneri finanziari

L'incidenza della gestione non caratteristica
Questo indice esprime l'incidenza della gestione non caratteristica sul RO; esprime l'ammontare dell'utile netto su 100 di RO. La differenza tra RO e risultato economico è dovuta alla gestione finanziaria.

Il leverage

Il leverage vuole esprimere in che modo gli investimenti dell'impresa sono finanziati. In particolare, esprime se essi siano prevalentemente finanziati con capitale proprio o con capitale di debito.

Il leverage più vere diversi risultati:
levarage = 1. Significa che tutti gli investimenti sono finanziari con capitale proprio, situazione più teorica che non effettiva;
leverage compreso tra 0 ed 1. Significa che l'azienda possiede un buon rapporto tra capitale proprio e di terzi anche se non fa solo uso di capitale proprio;
leverage = 2. Segnala una situazione di indebitamento aziendale poiché siamo in completa assenza di capitale proprio; è una situazione paradossale ma comunque possibile. E' un campanello di allarme poiché significa che l'azienda sta sperperando molto denaro nel pagamento degli oneri finanziari.

Gli indici patrimoniali

Gli indici patrimoniali analizzano la struttura degli investimenti e dei finanziamenti poiché vogliono esprimere la capacità di un'impresa di mantenere nel lungo periodo un equilibrio in termini strutturali.
L'analisi dell'attivo. Un'impresa si dice elastica quando è in grado di mutare in poco tempo e con facilità la propria produzione per produrre quanto richiesto dal mercato.

L'indice di rigidità degli impieghi
Questo indice si occupa di esprimere la quantità, in percentuale, di impieghi a lungo ciclo di utilizzo rispetto al totale degli impieghi. E' preferibile un valore basso, di questo indicatore, anche se il suo valore va commentato tenendo conto dell'attività svolta da parte dell'impresa. E' normale che, un'impresa industriale, abbia un indice di rigidità degli impieghi molto più alto rispetto ad un'impresa mercantile poiché la prima si occupa di produrre in loco i prodotti che poi vende mentre la seconda si occupa della vendita di beni altrui.

L'indice di elasticità degli impieghi
Questo indice si occupa di esprimere la quantità, in percentuale, di impieghi a breve ciclo di utilizzo rispetto al totale degli impieghi. E' l'indice complementare all'indice di rigidità degli impieghi. Anche qui, bisogna sempre tenere in considerazione l'attività svolta da parte dell'impresa; comunque, è preferibile un valore alto.

Indice di elasticità globale

L'analisi del passivo
L'indice di autonomia finanziaria

Questo indice esprime il rapporto tra capitale netto e totale dei finanziamenti; l'autonomia finanziaria cresce solo se c'è un aumento del capitale proprio. Se questo indice è pari a 100 vuole indicare che tutti i finanziamenti sono fatti a titolo di capitale proprio; la situazione diviene “preoccupante” nel caso in cui l'indicatore scenda sotto il 33 poiché significa che oltre 2/3 degli investimenti aziendali sono fatti usando capitale proprio.

L'indice di dipendenza finanziaria
E' l'indicatore complementare all'indice di autonomia finanziaria; vuole esprimere la misura dei debiti per ogni 100 di capitale investito.

Incidenza dei debiti a breve termine

Incidenza dei debiti a medio – lungo termine

Gli indici finanziari. Un'azienda presenta una struttura finanziaria sana quando è in grado di far fronte con le entrate correnti alle uscite corrente e alle esigenze di investimento. Gli investimenti a medio – lungo termine devono, di norma, essere finanziati con fonti di finanziamento destinate a rimanere per un lungo periodo all'interno dell'attività d'impresa (tempo che deve essere superiore ai 12 mesi). Nel caso in cui, invece, si faccia riferimento agli investimenti di breve periodo, quindi che non eccedono l'anno solare, possono essere finanziati con l'attivo a breve.
Gli indici finanziari sono divisi in due categorie:
– gli indici di copertura, che prendono in considerazione il lungo periodo;
– gli indici di liquidità e solvibilità, che prendono in considerazione il breve periodo.

Gli indici di copertura
L'indice di autocopertura delle immobilizzazioni


Indice che segnala se il capitale proprio è in grado o meno di finanziare da solo le immobilizzazioni; nel caso in cui l'indice sia pari ad 1, significa che tutte le immobilizzazioni sono finanziate con capitale proprio, il che è il livello ottimale. Nel caso in cui, invece, sia minore di 1 si va a vedere, per la parte non finanziata con capitale proprio, con che cosa è stata finanziata. Nel caso in cui siano stati usati i debiti a lungo termine, c'è sempre equilibrio; nel caso in cui l'impresa abbia usato dei debiti a breve termine, è una situazione critica per l'impresa poiché i debiti a breve scadono entro i 12 mesi e quindi l'impresa deve essere in grado di coprirli.

L'indice di copertura globale


Con capitale permanente intendiamo: capitale proprio + passività a medio/lungo termine. Questo indice ci vuole dire se il capitale permanente copre o meno le immobilizzazioni finanziarie. Nel caso in cui non le copra, significa che parte di esse sono state finanziate con debiti a breve, il che è un errore che, il più delle volte, si ritorce contro le imprese che pongono in essere operazioni come queste.

Gli indici di liquidità e solvibilità

Indice di disponibilità correnti

Attivo Circolante
-----------------
Debiti a breve

L'indice esprime la capacità dell'impresa di far fronte ai debiti a breve usando le disponibilità liquide; è considerato soddisfacente un risultato pari a 2; inferiore ad 1 sta ad indicare una situazione preoccupante in termini di liquidità.

Indice di liquidità secondaria o di disponibilità

Attivo a breve
---------------
Passivo a breve

Quest'indice si occupa di “capire” se l'impresa finanzia il passivo a breve con il solo attivo a breve; se è in grado di farlo, significa che ha un giusto equilibrio tra fonti ed impieghi di capitale.

Indice di liquidità primaria o di liquidità immediata (chiamato anche “test acido”)

Attimo a breve – rimanenze
--------------------------
Passivo a breve

Indice di copertura della liquidità

EBITDA (MOL) --> RO prima degli ammortamenti
------------
OF

Indici finanziari di rotazione
Indice di rotazione del magazzino

Ricavi di vendita
---------------------
Rimanenze di magazzino

Questo indice esprime il numero di volte in cui le rimanenze di magazzino si rinnovano ogni anno. Se il risultato è molto basso significa che l'impresa ha un elevato numero di scorte che dovrebbe ridurre.

Giorni di giacenza media del magazzino

Rimanenze di magazzino
---------------------------------x 365
Ricavi delle vendite

Indica il numero di giorni di giacenza media delle scorte in magazzino.

Indici finanziari di dilazione
Giorni di dilazione media concessi ai clienti

Crediti commerciali
---------------------------------x 365
Ricavi delle vendite + IVA

Questo indice vuole esprimere i giorni di dilazione media concessa ai clienti; questo numero deve essere più basso rispetto ai giorni di dilazione che ci vengono concessi dai fornitori.

Giorni di dilazione media concessi dai fornitori

Debiti commerciali
----------------------------x 365
Acquisti + IVA

Questo indice vuole esprimere i giorni di dilazione di pagamento che ci vengono riconosciuti da parte dei fornitori; in questo caso, se il risultato è elevato, significa che come impresa, siamo in grado di dilazionare nel tempo i pagamenti e che siamo in grado di avvantaggiarci in termini di acquisti.

Indici di struttura finanziaria
Indici di indipendenza finanziaria

Mezzi propri
-------------------------------
(Mezzi propri + mezzi di terzi)

L'indice potrà assumere valori in un range che va da 0 ad 1. Se è pari ad 1 significa che l'impresa è finanziata completamente da capitale proprio; è quasi impossibile che il risultato ottenuto sia 0 poiché le imprese, per legge, devono avere un capitale minimo.

Capacità e tempi di rimborso delle passività finanziarie

EBITDA
------
PFN

Indice di “tensione finanziaria”

PFN
------
EBITDA

Gearing

PFN
--------------------
PFN + Capitale netto

Indici di mercato o multipli di borsa
Rapporto prezzo – utili 

Prezzo corrente delle azioni
----------------------------
EPS                           --> Rapporto tra utile netto e numero di azioni in circolo

Rapporto valore di mercato – valore contabile

Prezzo corrente
-----------------------
Valore contabile azioni

Multiplo di prezzo 1


EV
----
EBIT

Multiplo di prezzo 2

EV
------   --> Maggiormente usato nei casi in cui si vuole valutare un'impresa molto indebitata
EBITDA
di Adriana Capodicasa
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