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L'apparato amministrativo del bakufu

L'apparato amministrativo del bafuku si basava su tre organismi: il Samurai Dokoro, il Mandokoro e il Monchujo.

Il Samurai Dokoro era l' Ufficio per gli affari militari e fu istituito da Yorimono nel 1180, agli inizi della guerra Genpei, aveva il compito di sorvegliare i vassalli e dirigere militari e polizia.

Il Mandokoro era l' Ufficio amministrativo nel quale nel 1191 confluì il Kumonjo, un Ufficio dei documenti pubblici che era stato istituito nel 1884, si doveva occupare di questioni politiche e amministrative.

Infine vi era il Monchujo che corrispondeva alla Corte d'appello e doveva dirimere le contese e far rispettare le leggi.

Fino al 1185 questi organismi erano limitati al clan Minamoto ma in seguito entrarono a far parte del bakufu e a riguardare tutte le terre da esso controllate.

Nella classe militare del periodo Kamakura esisteva una rigida gerarchia al cui vertice, dopo lo shogun, si trovano i gokenin, una cerchia ristretta di vassalli con privilegi economici e cariche pubbliche. Sotto di loro si trovavano i samurai dotati di armi e seguaci, mentre ancora più in basso si trovavano i zusa, ossia i fanti privi di cavalli e armature elaborate. A tutti i livelli della gerarchia era dovuta obbedienza al superiore e bisognava rispettare il bushido, il codice militare che aveva come valori il coraggio, l'onore, la frugalità e la disciplina.

Nel 1199 Yoritomo morì con due figli Yoriie e Sanetomo avuti dalla moglie Hojo Masako, che si fece monaca. Dopo diverse dispute per la successione nel governo del bakufu, dal 1202 al 1203 venne nominato come shogun Yoriie, dal 1203 fu sostituito dal fratello Sanetomo, nello stesso anno il nonno materno Hojo Tokimasa, assunse la carica di shikken, ossia di reggente dello shogun. La famiglia Hojo, sino alla fine del periodo Kamakura, gestì il potere mantenendo il monopolio sulla carica di shikken, garantendo così un periodo di pace e stabilità interna che, grazie alla tutela dei diritti sulle terre agricole, generò un aumento della produttività delle campagne, e quindi delle condizioni economiche del paese.

di Veronica Vismara
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