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L'approccio della sociologia clinica: teorie, metodi e livelli d'intervento

E' opportuno riprendere una distinzione cara alla sociologia statunitense: quella tra pratica sociologica, sociologia applicata e sociologia clinica. Esse designano tre diverse modalità di intendere le possibilità di utilizzo pratico, di spendibilità del sapere sociologico. La pratoca sociologica rappresenta un termine "ombrello" generico che ricomprende gli altri due. La sociologia applicata comporta l'utilizzo di una prospettiva sociologica per la risoluzione di determinati problemi ed implica una specialista di ricerca che produce informazioni utili a risolvere tali problemi: il ruolo del sociologo è dunque quello di ricercatore applicato e consulente esterno. La sociologia clinica comporta invece un intervento attivo e diretto da parte del sociologo su determinati problemi sulla base di una prospettiva teorico-metodologica di tipo sociologico. Dunque i due elementi che cratterizzano la sociologia clinica rispetto alla sociologia applicata sarebbero l'intervento attivo e diretto da parte del sociologo nelle problematiche sociali ed il ruolo di agente di mutamento da questi direttamente assunto in tale ambito. Lo scopo è quello di cambiare qualcosa che sta intorno a noi; una sociologia ad impianto pragmatico: ha uno scopo di spendibilità che la caratterizza come tale.
Glassner e Freedman identificano le competenze di base necessarie per un sociologo clinico: esse includono anzitutto alcune delle teorie principali della tradizione sociologica, come quella funzionalista, drammaturgica, interazionista-simbolica e conflittuale e concetti sociologici fondamentali come quello di etnia, stratificazione sociale, ruolo, mutamento sociale. Le conoscenze derivanti dalla tradizione sociologica andrebbero comunque coniugate, sempre secondo Glassner e Freedman, con un buon grado di immaginazione sociologica, intesa, nel senso proposto da Mills, come vivida coscienza delle relazioni intercorrenti tra il livello soggettivo dell'azione personale ed il contesto societario nel quale essa è inserita: ciò implica, per il sociologo clinico, la capacità di muoversi con padronanza fra i diversi livelli analitici dell'organizzazione sociale. E' una disciplina che richiede e produce immaginazione pratica; che è inversamente proporzionale rispetto alla realtà di riferimento.
Una ridefinizione dei livelli d'intervento più vicina al dibattito sul legame macro-micro che ha attraversato negli ultimi due decenni la sociologia statunitense è quella del continuum macro-micro proposta da Bruhn e Rebach. Al polo macro di tale continuum si collocano le unità sociali più ampie, sia a livello societario che intersocietario. A questo livello, le questioni cui si indirizza la sociologia clinica possono riguardare problemi di relazioni o di conflitti intra o inter-istituzionale, conflitti territoriali urbani, scontri razziali ed etnici. Al livello meso, le principali strutture intermedie sono costituite dalle reti sociali e dalle organizzazioni di dimensioni più ridotte. Al polo micro, infine, si collocano gli individui e le unità sociali che li contengono come la famiglia e gli altri gruppi primari. Qui le problematiche che il sociologo clinico deve affrontare riguardano i processi di socializzazione, le dinamiche di interazione, le relazioni di ruolo, la negoziazione di ruolo, le emozioni o l'autostima dei soggetti.
di Angela Tiano
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