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L'art. 2653 n. 1 c.c. e l’art. 34 c.p.c.

Giocano invece nel senso di consentire il riconoscimento della atipicità dell'azione di mero accertamento le previsioni normative contenute negli artt. 2653 n. 1 c.c. e 34 c.p.c.
L'art. 2653 n. 1 c.c., nell'individuare le domande giudiziali relative a beni immobili soggetti a trascrizione, dispone esplicitamente che devono essere trascritte sia "le domande dirette a rivendicare la proprietà o altri diritti reali di godimento su beni immobili" (cioè tipiche azioni di condanna) sia "domande dirette all'accertamento dei diritti stessi": la disposizione di estrema rilevanza ai fini dell'indagine circa l'ammissibilità in via generale ed atipica della tutela di mero accertamento, in quanto esplicitamente riconosce come ammissibili le azioni di mero accertamento con riferimento a tutti i diritti reali di godimento su beni mobili.
La seconda disposizione a cui si deve far riferimento è quella dell'art. 34 c.p.c.: suo esplicita domanda di una delle parti il giudice deve decidere con autorità di cosa giudicata in ordine all'esistenza o no del rapporto giuridico pregiudiziale che da mero punto pregiudiziale si è trasformato in questione, per effetto della contestazione, ed in causa, per effetto della domanda.
L'importanza della norma è data dal fatto che, nel riconoscere esplicitamente la proponibilità in via generale di domande di mero accertamento positivo o negativo, richiede unicamente che il diritto sia in rapporto di pregiudizialità col rapporto dedotto in giudizio, prescindendo invece, totalmente, dal contenuto e dalla struttura del diritto.
Con queste osservazioni si può considerare conclusa l'indagine relativa al carattere atipico della tutela di mero accertamento: i dubbi su tale natura, peraltro, non hanno mai avuto riscontro nell'ambito della prassi giurisprudenziale in cui non si è mai dubitato dell'ammissibilità della tutela di mero accertamento anche al di là delle ipotesi espressamente previste dalla legge.
di Stefano Civitelli
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