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L'economia italiana post bellica: Piano Marshall – Vera Zamagni

Le distruzioni belliche non avevano intaccato la capacità produttiva dell’industria italiana. Furono alcune opzioni che salvarono l’Italia e la lanciarono in un processo di espansione economica mai prima sperimentato. In primo luogo, la democrazia politica ed economica, persino con la collaborazione di Togliatti, che sosteneva che la lotta non si impegnava contro il capitalismo ma contro forme particolari di rapida, speculazione, corruzione.

La seconda opzione di base fu l’apertura a processi di cooperazioni politico-economico-militare internazionali. Il primo di questi processi fu il lancio da parte degli americani del Piano Marshall, da cui l’Italia trasse grandi vantaggi per la costituzione di una base produttiva allargata nei settori pesanti. Inoltre, l’Italia fu in prima linea nella costituzione, nell’aprile 1951, della CECA, istituzione antesignana nel metodo, trattandosi di un’istituzione con potere decisionale, un potere sottratto alla sovranità nazionale, e nella composizione, con il superamento del contrasto franco-tedesco.

Fu con queste due opzioni che l’economia italiana venne riorganizzata. Con le aree già industrialmente forti a risentire per prime dei benefici, il Mezzogiorno non venne comunque dimenticato. Due i provvedimenti atti a toglierlo dall’isolamento: il primo fu un insieme di leggi che produssero la rottura del latifondo, il secondo fu la creazione della Cassa del Mezzogiorno, un ente chiamato a realizzare una serie di interventi coordinati per attivare l’economia meridionale.
di Domenico Valenza
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