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L'effetto dell'autunno caldo sull'INTERSIND

La svolta dell'autunno caldo ebbe l'effetto di costringere anche l'INTERSIND sulla difensiva, soprattutto contribuì ad innescare un meccanismo determinato da fattori politici e da cause economiche che rese gran parte dell'industria a partecipazione statale un sistema inefficiente ed indebitato. La firma dell'oneroso contratto dei metalmeccanici nel dicembre '69 provoco le critiche del presidente Glisenti. La prima preoccupazione riguardava la natura del doppio livello contrattuale (che l'INTERSIND aveva difeso agli inizi degli armi '60) che non chiariva i confini che dividevano la materia dei due livelli contrattuali.
Secondo Glisenti l'obiettivo doveva essere l'adozione di nuove politiche sociali e l'avvio di relazioni industriali di carattere tripolare per la discussione di questioni relative agli investimenti e alle riforme. Quindi, mentre sul terreno della contrattazione in azienda le posizioni di CGII e INTERSIND convergevano, nel campo delle RR.II. le due organizzazioni erano lontane: la CGII puntava al recupero di un approccio bilaterale, l'INTERSIND era orientata al coinvolgimento dello Stato come terzo attore. Si trattò di una sintesi impossibile.

L'abbandono della presidenza da parie di Glisenti e la nomina di Boyer, segnarono uno spartiacque. La dipendenza crescente dal potere politico e il conseguente sforzo di conciliare l'inconciliabile, portò l'industria pubblica a ricorrere in modo sempre più massiccio ai fondi di dotazione pubblici per compensare i crescenti deficit di bilancio. Inoltre la nomina di carattere meramente politico di personale non garantì il mantenimento di un sufficiente livello professionale.
di Cristina De Lillo
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