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L'epistolario Paolino

Recentemente sono apparsi diversi cataloghi che fanno l’inventario delle pubblicazioni apparse nel XVI secolo di alcune particolari biblioteche. Ora, se si contano le edizioni della Bibbia in latino, o quelle in ebraico o in greco, le edizioni particolari del Nuovo Testamento in greco o latino, non si può non rimanere meravigliati delle numerose pubblicazioni: l’esempio più eclatante è quello del Novum Testamentum di Erasmo che vide la luce nel 1516 e raggiunse fino al 1600 più di 200 ristampe.
La meraviglia tuttavia cresce se si presta attenzione all’epistolario paolino: in quel secolo, così decisivo per la storia del mondo moderno, sono apparse, comprese le ristampe, più di 700 edizioni delle Lettere di Paolo. Ciò che riveste interesse per lo storico è il fatto che alcune di tali edizioni vengono alla luce prima della Riforma e in un certo senso la preannunciano e ne preparano il terreno. Soprattutto l’epistolario paolino acquista nel XVI secolo una rilevanza nuova: sembra che l’apostolo abbia un linguaggio appropriato per parlare all’uomo moderno e alle sue aspirazioni interiori. Nelle Lettere, Paolo si ferma spesso sulle virtù cristiane e in particolare sulla carità; la precettistica morale, d’altra parte, riveste un grande interesse per gli uomini dell’Umanesimo: essa tocca il significato della vita, il bisogno di salvezza, le esigenze di una comunità che si radica nella Chiesa, la fede e la libertà cristiana. Insomma gli umanisti sono affascinati dalla problematica di quelle Lettere. La personalità importante da ricordare è Lefevre d’Etaples che pubblica nel 1512 l’epistolario paolino con un commento filologico e storico. Dopo aver curato l’edizione greca delle opere di Aristotele, Lefevre si converte alla Bibbia e applica la propria perizia filologica e linguistica all’esegesi delle Lettere di Paolo. Il commento è eccezionale sia per il metodo esegetico, sia per l’impostazione storica, sia per il contenuto dottrinale e costituirà un punto di riferimento irrinunciabile per il futuro. Tale purtroppo, verrà soppiantato dall’edizione del Novum Instrumentum di Erasmo che nel 1516 presenta al mondo culturale europeo il testo greco del Nuovo Testamento: il primo tentativo – ante litteram – di un’edizione critica con un apparato filologico.
di Alessia Muliere
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