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L'espansione del lavoro intellettuale nella modernità

È lo sviluppo delle attività scolastiche a mostrare che la modernità, nei suoi aspetti tecnici e conoscitivi, ha il suo fondamento essenziale nell’espansione del lavoro intellettuale. La molteplicità dei gradi della scuola indica, secondo Gramsci, un rapporto direttamente proporzionale alla complessità culturale di uno Stato.
Una delle affermazioni gramsciane più importanti è quella che riguarda l’affermazione della funzione illuministica della vecchia scuola, legata ad una necessaria dose di dogmatismo. La funzione essenziale della scuola elementare è quella di lottare contro le concezioni tradizionali mitiche e magiche, con le prime nozioni di storia naturale e diritti e doveri del cittadino, quella che noi chiameremmo educazione civica.Gramsci era parzialmente legato alle concezioni scolastiche gentiliane e pregentiliane, e pregentiliana è l’idea che il concetto di lavoro, principio fondante essenziale della scuola elementare, poggi sulla conoscenza esatta e realistica delle leggi naturali e sul riconoscimento di un ordine civile.Questo perché il concetto e la pratica del lavoro introduce l’ordine sociale e statale nell’ordine naturale delle cose. Infatti il concetto dell’equilibrio tra ordine sociale e ordine naturale sul fondamento del lavoro, crea i primi elementi di una visione del mondo che sia lontana da superstizioni e che dia l’appiglio allo sviluppo di una concezione storica e dialettica del mondo, alla comprensione del movimento e del divenire, alla valutazione della somma di sforzi e di sacrifici che è costato il presente e a concepire l’attualità come sintesi del passato che si proietta nel futuro.
Un riconoscimento della storia che equivale al riconoscimento della realtà, coi suoi limiti e gli sforzi fatti dall’uomo per superarli. È insomma un senso corposo, realistico del rapporto tra passato, presente e futuro, che si pone in alternativa alla astratta formatività idealistica e che dà un’idea ai giovani dello sforzo che è stato delle generazioni passate per costruire la civiltà, oltre al modificarsi delle situazioni di vita e del rapporto con la natura.Gramsci passa poi a rivendicare il nesso istruzione – educazione, la loro inscindibilità nel lavoro vivente e concreto del maestro. Riferendosi poi alla meccanicità del vecchio studio grammaticale del latino e del greco, afferma il valore e la necessità di tale genere di studio, anche se arido e meccanico. Egli, contro chi afferma senza sosta il valore dell’attualità, rivendica il ruolo fondativo dello studio delle lingue morte, che rivela ai ragazzini il carattere di fatica dello studio, che va considerato un vero e proprio mestiere.E sono molti altri gli spunti su cui lavorare, non ultimo la capacità formative delle singole discipline e del loro insegnamento che non possono non avere un diretto canale di collegamento con la loro diffusione e circolazione quotidiana nella dimensione sociale. Gramsci vuole inoltre che i dati della situazione culturale e la necessità di agire su di essa siano seri. Non teorie astratte e piani pedagogici studiati a tavolino ma reale presa in carico dell’incontro – scontro che può sempre verificarsi tra esigenza di solidità e di istruzione lucida e attiva e richieste e richiami posti dalla situazione esterna, dal tessuto sociale.Ma se la situazione esterna e i caratteri della cultura danno entrambi un’immagine di apparenza, di illusorietà e di immediatezza irresponsabile, diffondendo una idea di cultura basata sulla disponibilità totale e sulla circolazione “leggera” non sorretta da una forte idea di rigore della conoscenza, non siamo lontani, o forse già siamo arrivati, a quelle difficoltà inaudite di cui parlava profeticamente Gramsci.

di Gherardo Fabretti
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