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L'etnografia di Warburg


Il viaggio di Warburg veniva effettuato al di là dei suoi aspetti occasionali o ludici, per avere conferme etnografiche di una contiguità formale, oltre che sostanziale, tra il mondo classico e quello primitivo modero in una logica piuttosto consueta negli studi antropologici dell'epoca.
Logica in realtà in via di superamento se si pensa alla forte polemica anti-evoluzionista espressa proprio in quegli anni da Boas* e tuttavia ancor vischiosamente cogente. Warburg, evoluzionista convinto, trovò negli indiani del Nuovo Messico, uno stadio di civilizzazione corrispondente alla fase pagana che l'antica Grecia si era lasciata alle spalle con l'alba del razionalismo. Dunque, malgrado il punto di rottura che l'evoluzionismo sperimentava proprio sulla frontiera americana, Warburg era troppo impregnato di cultura europea, particolarmente tedesca e italiana, per poterne sentire la crisi e l'imminente superamento.

David Freedberg, ricorda come Warburg ignorasse del tutto la concreta situazione politica esistente nell'universo che esplorava, la contesa frontale che attraversava, turbava e sconvolgeva i villaggi intorno al tema dell'assimilazione dei tratti culturali dei white amercans, l'aperto conflitto tra nativi e governo statunitense, le dinamiche di politica locale che a seguito di tali posizioni si determinavano.

Serge Gruzinski, su un altro versante, ricorda che il mondo primitivo e semplice che Warburg credette di vedere era in realtà un mondo potentemente meticciato, non soltanto attraverso  il contatto con la cultura anglosassone all'epoca dominante, ma anche e soprattutto con quella spagnola già da tempo presente e operante.

Gombrich ha tuttavia ben sintetizzato come Warburg vedesse ciò che era preparato a vedere, secondo coordinate antropologiche all'epoca diffusissime, se non imperanti. Un'antropologia critica in grado di fare i conti con le dinamiche politiche dei mondi locali, di vedere la realtà nativa dalla parte dei nativi.

I limiti dunque dell'antropologia di Warburg sono profondi, ma sono per larga parte ascrivibili alla cultura dell'epoca: sono limiti che accomunarono molti dei personaggi che ruotavano introno al mondo indiano e ai progetti di conoscenza scientifica su di esso elaborati, sono limiti riscontrabili in studiosi assai distanti nello spazio e nel tempo.

La preparazione antropologica di Warburg quando affronta il viaggio americano appare fondata anche sulle frequentazioni universitarie; Boas è però colui che lo attira e introduce nella cultura scientifica americana. Malgrado il differente orizzonte critico tra i due il rapporto non fu solo di cortesia ospitale o di curiosa condiscendenza; idee boasiane intorno alle culture native americane sono individuabili nella produzione di Warburg così come tracce della sua presenza sono individuabili nella produzione boasiana (Arte primitiva).

È nel vivo del lavoro storico-artistico warburghiano, in particolare nel metodo comparativo e nell'analisi transculturale, che si rintracciano solide connessioni con la nostra disciplina, con il suo metodo e i suoi oggetti di studio. È in quel perseguire spesso le ragioni sociali della produzione artistica e le loro misteriose connessioni con le forme, in quel privilegiare un'analisi di tipo microstorico, in quel concentrarsi sul particolare rivelatore.

Prodotto concreto dell'interesse antropologico di Warburg oltre la collezione di oggetti etnografici, sono il testo della conferenza di Kreuzlingen, noto come il rituale del serpente, e l' album di fotografie americane. Il rituale del serpente è un testo di tale complessità da richiedere un approfondimento di tipo specialistico. Il testo pone questioni relative al rapporto tra storia dell'arte e antropologia e più particolarmente tra analisi degli aspetti visivi e analisi delle motivazioni sociali della cultura. Si tratta di un testo antropologicamente datato (la conferenza è stata nel 1023). nello scritto ci sono passi importanti che segnano precise opzioni metodologico-critiche e scelte etiche; e che segnalano con l'eco che hanno avuto in campo antropologico, la persistenza di quadri culturali di tipo evoluzionistico e la notevole diffusione di istanze culturologiche, sia pur variamente declinate.

Faeta, sostiene l'ipotesi che la figura e l'opera di Warburg e alcune delle sue idee, hanno svolto un ruolo importante nella formazione di molti antropologi tra i quali il nostro de Martino; sostiene inoltre che al di là di filiazioni dirette, l'impianto evoluzionista e l'attenzione antropologica di Warburg ebbero un tale, reiterato e polimorfo eco  nella cultura occidentale dei primi decenni del '900.  Faeta sostiene un'afferenza di Warburg all'ambito della cultura antropologica, vuoi per i suoi rapporti diretti con antropologi, vuoi per via della diffusa anche se attardata condivisione di elementi evoluzionistici che costituirono humus comune di molte figure, teorie, studi specialistici.
di Marianna Tesoriero
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