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L'idealismo e il materialismo

Il secondo dibattito si concentra sulla controversia tra l’idealismo e il materialismo. Ad un polo troviamo le filosofie idealiste (dalla filosofia di Platone, all'idealismo trascendentale di Fichte, Hegel) che pongono le idee come principi per conoscere la realtà stessa, mentre all'altro polo abbiamo le filosofie materialiste, che pongono a fondamento della realtà la materia.
A metà del XIX secolo, attraverso la critica di Marx all’idealismo della filosofia di Hegel, si sviluppò una controversia sul ruolo dei fattori culturali. La questione in sostanza può essere così riassunta: se i fattori culturali possiedano una loro autonomia relativa e siano quindi in grado di influenzare e modificare le relazioni sociali o se, al contrario, rappresentino un riflesso della struttura economico-sociale.
Sia Weber che Simmel esposero la loro interpretazione riguardo questa controversia.
Weber polemizzò in molti suoi lavori con il determinismo economico del materialismo storico, con l’idea cioè che le forme del pensiero, del diritto, della morale siano il prodotto delle condizioni economiche della società. Tutta la sua opera può essere intesa come il tentativo di mostrare il ruolo cruciale svolto dalle credenze e dai valori nell’orientare, in un senso piuttosto che in un altro, il comportamento delle persone.
Le ricerche di Weber sullo spirito del capitalismo, sul ruolo dell'etica protestante nel favorire lo sviluppo di un comportamento economico nazionale, rappresentano casi concreti in cui applica un modello innovativo originale del modo in cui la cultura si collega alla realtà sociale. Weber cerca, infatti, di sottrarsi al rischio di criticare il materialismo in nome dell’idealismo e di un’interpretazione spiritualistica della storia. Il fatto di aver messo in evidenza i fattori culturali della nascita del capitalismo ha solo un valore euristico, in quanto consente di isolare una possibile causa che non esclude, tuttavia, la presenza anche di altre cause di tipo economico, sociale o politico. È del tutto legittimo prendere in considerazione sia l’influenza dell’economia sull’etica religiosa sia il rapporto inverso, ossia l’influenza dell’etica sullo sviluppo economico, a patto però di non concepirlo in maniera univoca, ma come un condizionamento reciproco.
di Manuela Floris
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