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L'impresa pubblica nel secondo dopoguerra



La grande stagione della nazionalizzazioni prese avvio dopo il secondo conflitto mondiale: l'assunzione della proprietà e della gestione di attività economiche da parte dello stato e gli sforzi rivolti alla programmazione economica divennero i capisaldi delle politiche di ricostruzione e sviluppo dei paesi a economia mista. Queste erano volte all'eliminazione di squilibri settoriali e divari regionali e ad un'estensione della proprietà pubblica finalizzata al potenziamento di determinate infrastrutture e attività di interesse collettivo. Le nazionalizzazioni apparivano anche come un rimedio alla penuria della materie prime, come utili alla riorganizzazione del sistema produttivo e come assicuratrici di alcuni servizi indispensabili. In Inghilterra vennero nazionalizzate la Banca, l'industria del carbone, le ferrovie, la navigazione interna, l'aviazione civile, l'industria elettrica, del gas, del ferro e dell'acciaio. In Francia vennero nazionalizzate la Banca e l'intero settore energetico e imprese come la Renault. In Belgio e Olanda vennero sviluppate imprese pubbliche nel settore delle comunicazioni, dei servizi e delle risorse naturali. In Italia venne costituito l'ENI nel 1953, a cui venne riservato il monopolio dello sfruttamento delle riserve di idrocarburi della Pianura Padana.
Nel secondo dopoguerra il fenomeno delle nazionalizzazioni non si limitò al continente europeo, in Canada vennero nazionalizzati grandi settori dei trasporti pubblici e del comparto energetico. In America invece non ci furono nazionalizzazioni, in quanto era in vita il tentativo di smobilizzare almeno in parte il grande apparato statale che si era creato con la guerra.

di Melissa Gattoni
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