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L'indagine filosofica di Galileo Galilei

Galileo Galilei nacque a Pisa nel 1564. La serie delle grandi scoperte si aprì con la costruzione del cannocchiale; queste lo misero tuttavia in urto con gli aristotelici e le gerarchie ecclesiastiche. Già nel 1616, Galileo veniva ammonito dal cardinale Bellarmino di professare la nuova astronomia.

Nel 1632 la pubblicazione del Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo lo portava a comparire dinanzi al S.Uffizio di Roma. Il processo durò sino al 22 giugno 1633 e si concluse con l’abiura di Galilei. Il carcere a vita gli fu tramutato nel confino ad Arcetri, dove scrisse il suo capolavoro: Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze.

Il risultato decisivo di Galileo è la difesa dell’autonomia della scienza. La controriforma aveva infatti stabilito che ogni forma di sapere dovesse essere in armonia con la Sacra Scrittura: tale decreto generava così il problema se il credente dovesse accettare solo il messaggio religioso e morale della Bibbia oppure ogni affermazione scritturale. Il Cardinal Bellarmino, con la quasi totalità dei teologi, sosteneva la seconda soluzione: la verità della Bibbia è tale in tutte le sue affermazioni.

Galileo pensava che ciò ostacolasse il libero sviluppo del sapere. Secondo Galileo, Dio parla tramite la Bibbia e la Natura, libri scritti in lingua popolare e matematica. La Bibbia è finalizzata alla salvezza ed è arbitra in campo etico-religioso; la scienza alla conoscenza ed è arbitra in campo naturale. I contrasti fra verità scientifiche e Bibbia vanno risolti rivedendone l’interpretazione: l’errore consiste nella pretesa che la Scrittura faccia testo anche per le conoscenze umane.

Oltre che dalla Bibbia, la scienza deve essere indipendente anche dall’autorità culturale di Aristotele. Il disprezzo di Galileo colpisce tuttavia non lui ma i suoi discepoli che anziché osservare la natura si limitano a consultare i testi delle biblioteche, vivendo in un astratto mondo di carta.

Pur non essendo un filosofo, Galileo si è ispirato ad alcune idee generali di tipo filosofico. Ad esempio, la fiducia galileiana nella matematica viene incentivata dalla dottrina platonico-pitagorica della struttura matematica del cosmo, ossia dalla persuasione che la fattura reale del mondo sia di tipo geometrico, per cui solo chi conosce il linguaggio matematico può decifrarla.

Ancora, il privilegiamento degli aspetti quantitativi del reale è corroborata dal ricorso alla distin-zione atomistico-democritea fra proprietà oggettive e soggettive dei corpi. Le prime caratterizzano i corpi in quanto tali, le seconde esistono solo in relazione ai nostri sensi. La credenza nella validità del rapporto causale è avvalorata dalla persuasione dell’uniformità dell’ordine cosmico, che seguendo un corso sempre identico a se risulta necessario ed immutabile.

Infine, la fiducia assoluta nella scienza è confermata dalla teoria secondo cui la conoscenza umana, pur differendo da quella divina, risulta simile per il grado di certezza. Mentre Dio conosce in modo immediato la verità, l’uomo la conquista progressivamente con il ragionamento discorsivo.
Questo gruppo di giustificazioni filosofiche poggia su un’unica credenza di base: la corrispondenza fra pensiero ed essere, la conformità tra ciò che la scienza sostiene e il mondo qual è veramente.
di Domenico Valenza
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