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L'indagine filosofica di Karl Marx

Marx nacque a Treviri nel 1818 e ricevette dal padre un’educazione di stampo razionalistico e liberale. Nel 1844, La questione ebraica e Per la critica della filosofia del diritto di Hegel segnano il suo passaggio al comunismo. A Parigi stringerà un’amicizia profonda con Engels.

Il primo contrassegno del pensiero di Marx è la sua irriducibilità alla dimensione filosofica ed il suo porsi come analisi globale della storia della società. Determinante è il suo legame con la prassi, ovvero la tendenza a fornire un’interpretazione dell’uomo che sia anche impegno di trasformazione rivoluzionaria. Il punto chiave del marxismo è infatti l’ideale di tradurre in atto quell’incontro tra realtà e razionalità che Hegel aveva solo pensato e che Marx si propone di attuare con la prassi.

Nel percorso di Marx, importante è l’apporto di Hegel. Anche quando Marx se ne allenterà definitivamente, qualcosa del verbo dell’antico maestro resterà sempre. Il primo testo in cui Marx si misura con il maestro è la Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico. In essa, Marx afferma che lo stratagemma di Hegel consiste nel fare delle realtà empiriche delle manifestazioni necessarie dello spirito. Marx definisce questo procedimento misticismo logico, poiché in virtù di esso le istituzioni, anziché comparire per ciò che di fatto sono, finiscono per essere allegorie.

Oltre che essere fallace sul piano filosofico, il metodo di Hegel è anche conservatore sul piano politico, poiché porta a santificare la realtà esistente. La demistificazione dell’hegelismo non toglie che Marx riconosca ad esso dei meriti, com’è nel caso della dialettica.
di Domenico Valenza
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