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L'integrazione verticale

È l' internalizzazione di una serie di attività verticalmente correlate: l'impresa porta al suo interno porzioni sempre più grandi della catena del valore.

L'estensione dell'integrazione verticale viene indicata come rapporto fra valore aggiunto di un'azienda e i suoi ricavi di vendita: se un'impresa produce tutto o quasi internamente minore è il costo che deve sostenere per acquistare gli stessi beni/servizi dal mercato.

L' integrazione verticale può essere di due tipi:
1) a monte: l'impresa assume controllo/proprietà della produzione delle proprie componenti o di altri input;
2) a valle: l'impresa assume il controllo/proprietà su delle attività che prima erano svolte dai clienti.
3) Completa;
4) Parziale;
5) Orizzontale: l'impresa acquisisce un concorrente; il fine di questo tipo di integrazione è allargare il mercato.

Esempio. Una cartiera potrebbe acquisire una foresta. Perché implementare questo tipo di integrazione?
Potrebbe farlo per ridurre il numero dei distributori cui rivolgersi; oppure, ancora, potrebbe farlo per ridurre il costo delle materie prime, poiché fanno parte di un mercato molto aleatorio.

Costi e benefici dell'integrazione. Subito, l'idea alla base dell'integrazione era che fosse “cosa buona” poiché consentiva un miglior coordinamento ed una riduzione del rischio; con il passare degli anni questo punto di vista si è modificato: molti sono del parere che esternalizzare sia meglio rispetto all'opzione precedente poiché dà la possibilità alle imprese di rafforzarsi in termini di flessibilità e di concentrarsi sulle sole attività nelle quali ha maggiori competenze. Dal lato positivo possiamo vedere come le imprese traggano beneficio dall'internalizzazione di certe funzioni, poiché si riducono i costi grazie all'integrazione fisica dei processi, vengono eliminati costi di transazione e facilitati gli investimenti; dal lato negativo, però, le imprese non sono flessibili, non possono sfruttare economie di scala e aumentano i loro rischi.

Nell'integrazione verticale io posso ottimizzare i costi, tirandomi in casa un impianto ma, allo stesso tempo, posso avere dei problemi se questo impianto deve avere una pluralità di sbocchi poiché molto grande. Ad esempio, FIAT non poteva più tenere al suo interno la lavorazione dell'acciaio poiché gli impianti richiesti sono enormi e devono per forza avere più sbocchi; inoltre, il costo per mantenere questi impianti, oltre che per farli, erano molto ingenti.

Esistono diversi tipi di integrazione e ognuno di essi presenta sia vantaggi che svantaggi.

1) i contratti a lungo termine. Sul mercato vivono due tipi di contratti:
-quelli spot, che funzionano bene quando si lavora in regime di concorrenza e a nessuna delle due parti è richiesto un investimento specifico;
-quelli di lungo periodo, che vengono usati quando la relazione tra le due parti deve essere priva di opportunismo così da tutelare al meglio la parte che deve effettuare l'investimento specifico.

2) Le partnership con i fornitori (contratti relazionali). Se risulta difficile stipulare un contratto completo tra acquirente e venditore, è più vantaggioso creare delle relazioni che si basino sulla fiducia e sulla comprensione, in modo da tutelare al meglio colui che deve effettuare degli investimenti specifici;

3) Il franchising. Questo contratto prevede un accordo tra il proprietario di un'impresa che possiede un marchio registrato che permette al concessionario di produrre e vendere un determinato bene/servizio in una determinata area.

Negli ultimi anni le imprese sono state in grado di far coincidere i vantaggi che derivano dall'integrazione con la flessibilità e gli incentivi che derivano dalle normali transazioni di mercato. Le imprese, ad esempio, hanno deciso di ridurre il numero dei loro fornitori, per riuscire a porre in essere una relazione di lungo periodo con alcuni di loro, piuttosto che averne tanti caratterizzati da molti contratti spot. Da sottolineare che, comunque, il contratto di lungo periodo non è privo di rischio: introduce comunque una certa vulnerabilità per tutte e due le parti.

Si parla anche di “quasi integrazione verticale”, cioè le imprese cercano di conseguire tutti i vantaggi dell'integrazione verticale senza, però, sostenerne i costi.

Ci sono molte imprese, comunque, che decidono di esternalizzare parte della loro produzione; oggi, l'esternalizzazione non è solo per singoli componenti o servizi, ma intere parti della catena del valore. In questo modo è nata anche la cd impresa virtuale, cioè un'impresa che ha lo scopo di dirigere le relazioni tra fornitori e collaboratori a valle. Il rischio che si corre nel creare un'impresa virtuale è, però, di creare anche un'impresa vuota, cioè un'entità non in grado di evolversi ed adattarsi al cambiamento delle circostanze esterne.
di Adriana Capodicasa
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