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L'uomo: il soggetto concepito

L’uomo può essere definito come soggetto concepito nelle forme di fecondazione sessuata (in utero o in vitro), asessuata (clonazione):
- scissione precoce, si creano forzatamente due gemelli monozigoti sfruttando la totipotenza delle cellule embrionali;
- trasferimento di nucleo, si innesta in una cellula-uovo denucleata una cellula estratta dal corpo di un donatore e contenente già un patrimonio genetico di 46 cromosomi, senza che avvenga la naturale combinazione tra i 23 del padre e i 23 della madre, generando un essere in tutto identico al donatore;)
o extraspecifica (ibrido uomo-animale o umanoide), con gestazione nel corpo umano femminile o maschile (in quanto il parto può essere cesario e tante donne, con adeguate terapie ormonali, hanno già partorito senza ovaie), animale o meccanico (per evitare alla donna gli inconvenienti fisici o estetici della gravidanza e, nel secondo caso, per osservare e controllare da vicino la formazione del feto) e capace di vita autonoma (il concetto di capacità di vita autonoma segna il passaggio tra feto/concepito e uomo).
Tale concetto di vita autonoma è, per questi motivi, molto importante ai fini giuridici.
Ci si è allontanati dal concetto di distacco del feto dall’utero materno per distinguere il concepito dall’uomo in quanto anche prima di tale momento il concepito è capace di vita autonoma e non può essere declassato a feto solo per una situazione di ubicazione spaziale.
Ecco come anche la legge sull’aborto imponga al medico di cercare di salvare il concepito qualora sia capace di vita autonoma, configurandosi potenzialmente i reati di omicidio.
di Stefano Civitelli
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