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L’ambito della formazione


Nell’ambito della formazione è dunque necessario che si chiariscano alcuni termini riguardo il rispetto delle culture, l’individuazione delle adeguate strategie di integrazione, la formazione di una cittadinanza articolata su identità differenti, questioni che implicano la questione organizzativa del curriculum e le finalità.

L’intercultura si applica per quanto riguarda la dimensione educativa alla costruzione degli atteggiamenti e dei comportamenti che impediscano atti discriminatori o l’originarsi di un pensiero acritico attorno a pregiudizi che conducono a odio e razzismo al fine di arginare le innumerevoli incertezze e problematiche riguardo a questioni di identità, culture e diversità. Quella dell’intercultura è una nuova apertura critica che (grazie al contributo delle filosofie erratiche) che stimola la trasformazione del pensiero in simbiosi col nomadismo ovvero è il suo diventare migrante che agevola a riconoscere l’altro a decentrarsi, ad avere maggiore transitività cognitiva, per evitare il rischio di cadere nella categorizzazione concettuale e interpretativa propria occidentale. Minerva parla di un passaggio da un pensiero rigido a un pensiero interculturale che si muova come ricerca del nuovo del non ancora conosciuto che stimola i rapporti con l’altro, proveniente da quel mondo da noi sconosciuto. A tal proposito lo scambio dialogico, casca a pennello. Gli itinerari educativi proposti non si muovono attraverso riconoscimenti giuridici (lo straniero). L’approccio interculturale dovrà promuovere la coesione sociale.

Tra scuola e società infatti c’è un diaframma sottilissimo che lascia filtrare tensioni e frizioni, problemi che poi ricadono sugli alunni stranieri presenti nelle aule, l’inquieto tessuto sociale può continuamente influire sulle scelte didattiche e potrebbe vanificare i programmi educativi, può perfino restare pure modello astratto, questo perché di fronte ai problemi concreti quali crocifisso nelle aule, cibi diversi nelle mese eccetera, tra le altre cose, corre anche una serie diversa di rischi quali:
• Cadere nell’esotismo del fascino del lontano cadendo nell’enfatizzazione della diversità.
• Essere troppo pro-immigrazione, una pedagogia per immigrati, gli autoctoni continueranno a percepire gli altri come minoranze.
• Trasformare l’alunno straniero nel nemico interno, se le questioni non vengono ben affrontate.
Occorre concepire l’intercultura come una nuova dimensione del pensiero in senso multiprospettico. E poi, LORO non vogliono rivendicare nulla, chiedono solo la libertà, la tutela e il riconoscimento. Glissant ci ricorda che i popoli in movimento ossia le erranze di oggi non mirano più a fondare un territorio.

di Marianna Tesoriero
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