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L’approccio al problem solving della Gestalt Theorie

I gestaltisti (Wertheimer, Kohler, Koffka, Duncker) considerano il pensiero come un processo che consente a un individuo di pervenire alla soluzione di un problema non affidandosi a tentativi casuali ma mediante un comportamento intelligente. Si riferiscono al pensiero produttivo, intendendo quel tipo di pensiero umano capace di trovare soluzioni intelligenti e di giungere alla soluzione di un compito seguendo percorsi nuovi rispetto a quelli seguiti in altre situazioni, al contrario del pensiero riproduttivo, che si limita a ripetere comportamenti già appresi.

Le più note ricerche furono intraprese da Kohler che, mediante degli esperimenti sull’intelligenza delle scimmie (Sultan) e alla risoluzione di un loro problema in modo creativo, parlò in proposito di insight, intuizione improvvisa. Ciò era stato possibile perché aveva organizzato in modo nuovo gli elementi della situazione problematica, individuando in un lampo nuove relazioni tra i dati.

In uno dei suoi studi, Duncker ha analizzato i fattori che ostacolano la soluzione. Tra questi abbiamo la fissità, vale a dire la resistenza alla ristrutturazione (l’esperimento in cui si chiedeva ai soggetti di fissare una candela sulla porta), e l’abitudine: chi ha già utilizzato con successo in una situazione alcuni oggetti, li sceglie come adatti in una situazione analoga.

Se sotto certi aspetti la fissazione di procedimenti di soluzione può presentare indubbi vantaggi in quanto assicura un risparmio di tempo ed energia, per altri versi, configurandosi come una ripetizione mecanica dei processi di soluzione, si contrappone alla flessibilità, rendendo così l’individuo incapace di rendersi conto che esistono processi di soluzione alternativi e più proficui.

di Domenico Valenza
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