Skip to content

L’azione dei neurolettici sui sistemi recettoriali


La comparsa dei neurolettici tra le terapie per i disturbi mentali ha determinato un radicale cambiamento nella possibilità di cura dei sintomi e del disagio di cui soffrono i pazienti con disturbi dell’area schizofrenica. Il numero di ricoverati che superava la cifra di 550.000 nella prima metà degli anni’50, dopo l’introduzione dei neurolettici nella terapia del disturbo schizofrenico, è sceso negli anni successivi fino ad arrivare sotto ai 200.000 ricoverati nel 1975. Questa massiccia deistituzionalizzazione è resa possibile da un migliore trattamento della sintomatologia schizofrenica, soprattutto di quella positiva (deliri, allucinazioni, comportamento bizzarro), con un conseguente miglioramento delle capacità di socializzazione e più favorevoli condizioni cliniche per una dimissione dei pazienti dai luoghi in cui erano ricoverati.
Non tutti coloro che soffrono di schizofrenia si giovano della terapia con i neurolettici tradizionali, dotati di un’elevata affinità per i recettori dopaminergici di tipo D2; circa il 30% dei pazienti sono farmaco-resistenti. Per una buona percentuale di essi si riescono ad ottenere dei risultati terapeutici favorevoli con la prescrizione di neurolettici atipici, definiti così perché la loro azione terapeutica si caratterizza per l’intervento anche su altri recettori, oltre il D2.
Il primo e ancora oggi più efficace tra i neurolettici atipici è la clozapina.

Valuta questi appunti:

Continua a leggere:

Dettagli appunto:

Altri appunti correlati:

Per approfondire questo argomento, consulta le Tesi:

Puoi scaricare gratuitamente questo riassunto in versione integrale.