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L’efficienza dei mercati finanziari

In campo economico e finanziario, l’efficienza può essere esaminata e misurata sotto differenti angolature. Si fa riferimento ai 3 aspetti dell’efficienza:
* Efficienza allocativa. Al mercato finanziario, nelle sue componenti creditizia e mobiliare, viene di norma attribuita la funzione di garantire un’efficiente allocazione delle risorse disponibili.
In linea teorica esse devono essere distribuite tra le unità richiedenti secondo un ardine di priorità basato sui rendimenti attesi dei possibili impieghi. In altri termini, perché l’allocazione possa definirsi efficiente, è necessario che la produttività marginale del capitale sia la medesima per tutte le forme di impiego, in modo che non vi sia spazio per procedere a una sua riallocazione (un’eventuale azione ridistribuiva non sarebbe in tal caso in grado di apportare un beneficio incrementale. (prescindendo dal canale utilizzato per trasferire le risorse dalle unità in surplus a quelle in deficit e dalla scelta degli strumenti finanziari)
Le condizioni indispensabili perché si possa parlare di mercato efficiente sono:
la necessità che tutti gli attori del mercato siano informati sulle opportunità disponibili
l’esigenza che le norme di condotta e i modelli gestionali degli inventori finali, intermediari e prenditori siano orientati da funzioni obiettivo convergenti verso la massimizzazione della propria funzione utilità. (il che implica che si utilizzino criteri di selezione degli investimenti fondati su un sistema di prezzi (rendimenti) in grado di riflettere tempestivamente tutte le informazioni disponibili sulla situazione economica-finanziaria del prenditore)
In tale ipotesi, il sistema dei prezzi svolge una funzione critica di vari aspetti:
-> riveste un ruolo allocativo, facendo affluire le risorse là dove sono più scarse
-> una funzione distributiva, determinando, in base alle risorse disponibili, le quantità scambiabili
-> una funzione informativa, aggregando informazioni e convogliandole al mercato
Perrchè le 3 funzioni possano essere assolte correttamente è necessario che i prezzi siano significativi e riflettano uno stato di equilibrio.

* Efficienza informativa. Affinché le risorse siano distribuite in modo ottimale (efficienza allocativa), è strumentale e condizione necessaria un principio di efficienza informativa.
Il concetto di efficienza informativa, pur essendo estendibile a tutti i comparti del mercato finanziario, è stato sviluppato con preciso riferimento al mercato mobiliare (in un contesto cioè dove gli scambi hanno carattere impersonale e sono imperniati sulla circolazione di valori con caratteristiche standardizzate e dotati del requisito della trasferibilità, il che consente a domanda e offerta di trovare un equilibrio su prezzi efficienti)
Un mercato – in termini statici - può essere definito efficiente sotto il profilo informativo se:
-> i prezzi riflettono costantemente tutta l’informativa disponibile, e dato un certo set di informazioni, non è possibile ottenere un beneficio economico facendo leva su di esso.
-> gli operatori agiscono razionalmente in modo da massimizzare la propria funzione di utilità
L’ipotesi di mercato efficiente può essere disattesa a due diversi livelli del processo di formazione del prezzo:
-> perché si crea un gap informativo fra i potenziali scambisti
-> perché gli scambisti, operando in condizioni di razionalità limitata, non riescono a formare correttamente un’aspettativa di rendimento
In termini dinamici, il livello di efficienza informativa è inversamente proporzionale ai tempi di diffusione necessari al mercato per integrare nei prezzi nuove informazioni e alla lunghezza del percorso che le informazioni devono compiere perché si possa raggiungere un nuovo stato di equilibrio.
Il principio di efficienza informativa non va interpretato in modo assoluto; in relazione alle informazioni contenute nel sistema dei prezzi, vengono identificati 3 diversi stadi di efficienza informativa:
-> efficienza debole, corrisponde allo stato in cui le attese di rendimento degli investitori e, di riflesso, i prezzi incorporano tutte le informazioni storiche. Ciò vuol dire che non c’è informazione relativa al passato dell’emittente e alla storia dei prezzi dello strumento che possa consentire di trarre un beneficio di prezzo. Soltanto chi dispone di informazioni a carattere prospettico (es investitori istituzionali, investments bank, market makers, cioè specialisti nel produrre “nuova informazione”) può trarre profitto da eventuali operazioni di arbitraggio
-> efficienza semiforte, presuppone che i rendimenti-prezzi riflettano l’informativa pubblica. Sulla base di tale informazione quindi non è possibile conseguire profitti baasti su aspettative di variazione dei prezzi, i quali hanno già incorporato completamente il valore dell’informativa disponibile (non solo dell’informazione storica, ma anche relativa agli scenari economici e alle prospettive dell’emittente)
-> efficienza forte, in cui i prezzi incorporano tutta l’informativa disponibile (sia pubblica che privata, sia storica che prospettica); essa porta a negare la possibilità di anticipare il mercato e quindi di negoziare valori mobiliari a condizioni vantaggiose sul piano economico. Tale ipotesi appartiene a una sfera più ideale che reale nemmeno nei mercati più evoluti: nonostante le regole di trasparenza, permangono informazioni “private” sfruttabili a proprio vantaggio degli insider trader.

* L’efficienza operativa. Il conseguimento dell’efficienza informativa e allocativa è condizionato anche dalla sussistenza di condizioni di:
-> efficienza tecnica (a livello microeconomico), cioè la necessità che gli intermediari, (o gli stessi inventori finali in caso di scambio diretto) razionalizzino la propria struttura dei costi in modo da limitare il peso degli oneri di transazione
-> efficienza funzionale (a livello di mercato), che fa riferimento a tutte quelle condizioni atte ad agevolare l’incontro fra domanda e offerta e ad accrescere, di riflesso, la significatività del sistema dei prezzi e la sua attitudine a informare rapidamente e in modo efficiente gli operatori interessati.
Entrambi i concetti sono riconducibili a quello più generale di efficienza operativa 
La performance del mercato, e la funzionalità delle forme organizzative possono essere stimate sulla base dell’osservazione congiunta di parametri quali:
-> lo spessore di un mercato, che dipende dall’esistenza di ordini di acquisto o vendita basati su prezzi sia superiori che inferiori a quello corrente, secondo una distribuzione ampia e fitta, tale da impedire variazioni dei corsi con forti discontinuità. A tal fine, non è però sufficiente che ci sia un elevato volume di scambi lungo la scala dei prezzi (potenziali o effettivi) ma è altresì necessario che gli investitori (o chi agisce per loro conto) siano debitamente informati e possano intervenire tempestivamente sul mercato. 
-> l’ampiezza, che è funzione della consistenza del volume degli ordini da eseguire per ogni possibile livello di prezzo. In un mercato ampio, eventuali vuoti tra domanda e offerta dovrebbero essere riassorbiti senza provocare oscillazioni troppo marcate dei prezzi. Anche in questo caso il presupposto fondamentale è di carattere informativo e risiede quindi nella rapidità con cui il più alto n° di operatori può venire a conoscenza dell’afflusso di nuovi ordini sul mercato e rivedere le proprie politiche di intervento.
-> l’elasticità, che dipende dalla tempestività con cui il mercato reagisce ai segnali impliciti nelle variazioni di prezzo. Tale reazione deve avvenire senza soluzione di continuità, in modo che eventuali squilibri tra domanda e offerta generino flussi di ordini di segno opposto tali da produrre un effetto stabilizzatore dei prezzi. Condizione atta a aumentare l’elasticità del mercato è l’immediata diffusione delle informazioni su ordini eseguiti e proposti e sui prezzi praticati.
Tra condizioni di funzionalità del mercato ed efficienza informativa vi è pertanto un rapporto biunivoco: infatti, se questi 3 parametri sono influenzati dal livello di efficienza informativa, essi stessi, contribuendo a dare liquidità al mercato, accrescono l’efficienza dei meccanismi di pricing, favorendo il costante e tempestivo riallineamento dei prezzi al valore intrinseco dei titoli negoziati.
di Alessia Chiovaro
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