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L’immobilità fotografica


L' immobilità è nella fotografia uno degli elementi che consentono l'analisi critica della realtà, che favoriscono il riconoscimento del carattere metareale dell'immagine e la connessione logica tra significante e significato, che contribuiscono in definitiva a restituire all'osservatore quella condizione di alterità, e per ciò di conoscenza e consapevolezza. È la durata dello sguardo che rende possibile la visione e che al contempo introduce alla consapevolezza della natura illusoria delle immagini.

Con crescente frequenza la fotografia è stata utilizzata per riproporre contenuti antropologici in sede critica o divulgativa. Spesso è già pensata dall'autore, sul campo, non in funzione dell'indagine ma in prospettiva illustrativa; è già parte del libro che progetta e si colloca generalmente in posizione didascalica e ausiliare. Una dipendenza della fotografia dalla sola scrittura. Anche quando le immagini sono campione antologico di una ricerca più vasta e specificamente condotta, esse non mostrano più alcun rapporto con l'originaria pratica di osservazione ma soltanto con la rappresentazione finale. Nella maggior parte dei casi le fotografie significano in relazione alla scrittura, non è detto che lo scrittore abbia chiara visione dei rapporti linguistici che presiedono alla formazione del testi ibrido che redige. Così si hanno diversi, anche in uno stesso autore, codici retorici e stili del discorso. Annabella Rossi, che sosteneva uno stile immediatamente realistico e produceva una fotografia nuda e cruda del mondo popolare meridionale che andava indagando, adoperava editorialmente le sue immagini e quelle d quanti con lei collaboravano, in logiche concettuali molto diverse da quella analitica a quella sintetica, da quella comparativa a quella paradigmatica, e con stili del discorso da quello apodittico a quello affabulatorio, da quello illustrativo a quello didascalico, spesso opposti. Al di là di sporadiche eccezioni l'impiego editoriale della fotografia, anche in alcune grandi opere antropologiche appare incerto, oltre che inadeguato. Per ovviare a tali incertezze occorre avere un piano di significazione della fotografia che sia insieme ancorato all'osservazione e alla scrittura, a ciò che si è visto e a ciò che si vuole di ciò riferire al lettore.

di Marianna Tesoriero
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