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L’integrazione della parte generale con la parte speciale del diritto penale

La parte generale deve sempre essere letta alla luce della parte speciale.
Tale integrazione può avvenire in due modi:

1. Progressiva astrazione della parte speciale
La prima configurazione dei concetti di parte generale e, prima di tutto, di quelli che definiscono gli elementi costitutivi generali del “modello di reato” (condotta, evento, nesso causale, soggetto attivo, soggetto passivo, ecc…) si ricava attraverso un processo di astrazione dell’analisi delle fattispecie di parte speciale, peraltro storicamente antecedenti a quelle di parte generale.
L’enucleazione di requisiti generali del reato nasce, insomma, dalla constatazione della loro più o meno costante ricorrenza nelle singole incriminazioni.
Ma oltre ai concetti relativi agli elementi costitutivi generali del reato anche la distinzione tra reati che tutelano beni giuridici e reati che tutelano funzioni, come pure l’emersione della categoria dei c.d. reati di inosservanza, prendono spunto dalla sussistenza di una nutrita schiera di incriminazioni, contenute principalmente in leggi speciali.

2. Contributo della parte speciale alla definizione di istituti di parte generale (i casi del delitto di calunnia e del delitto di abuso d’ufficio)
Nei reati di calunnia e abuso d’ufficio la norma speciale incriminatrice sottolinea la situazione di dolo che deve sussistere nel soggetto attivo con un richiamo espresso.
Ma tale richiamo appare del tutto superfluo data la presenza della norma generale che presume lo stato di dolo in tutti i delitti.
Questa apparente ripetizione si spiega in quanto la norma vuole escludere la punibilità a livello di dolo eventuale, perché i suddetti reati compiuti in tale situazione soggettiva soddisfano contro-interessi ritenuti prevalenti a quello di tutela del bene giuridico.

di Stefano Civitelli
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