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L’occupazione dell’Iraq e la fase “postbellica”

La mancata reazione dell’ONU all’aggressione contro l’Iraq e il richiamo al rispetto del diritto internazionale applicabile ai conflitti armati

La reazione prevalente della comunità internazione all’intervento anglo-americano è stata di dissenso o di aperta condanna dell’azione militare, quale violazione del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite.
Malgrado tale diffuso atteggiamento di condanna, né il Consiglio di sicurezza, né l’Assemblea generale hanno mostrato alcuna seria reazione all’aggressione anglo-statunitense; e se ciò è comprensibile per il Consiglio di sicurezza, dato il diritto di veto dei due membri permanenti (USA e Regno Unito), stupisce l’assenza di tentativi di coinvolgere nella gestione della crisi l’Assemblea generale. Non è neanche facilmente spiegabile la circostanza che il Consiglio di sicurezza, con il voto degli stessi membri che avevano nettamente manifestato la loro contrarierà alla guerra, abbia emanato una serie di risoluzioni il cui contenuto è sostanzialmente favorevole agli Stati autori della guerra.
Il Consiglio di sicurezza ha adottato tre risoluzioni relative al programma “Oil for food”, stabilito con la risoluzione n. 986 del 1995 e consistente nel meccanismo di autorizzazione alla vendita di petrolio iracheno per consentire l’acquisto di cibo e altri beni necessari per esigenze umanitarie.
Dall’inizio della guerra, il 20 marzo 2003, il Consiglio di sicurezza si è riunito per la prima volta il 26 marzo su richiesta della Lega degli Stati arabi e del Movimento dei Paesi non allineati. Il Consiglio non ha adottato alcuna risoluzione comportante una valutazione della guerra. Sino alla fine delle ostilità esso ha adottato solo la risoluzione n. 1472 del 28 marzo 2003, la quale era diretta a consentire il funzionamento del programma “Oil for food” pur in presenza della guerra e ad adattarlo alle eccezionali circostanze che esistevano in Iraq. Con la risoluzione 1472 il Consiglio di sicurezza, senza pronunciarsi in alcun modo sulla liceità dell’intervento anglo-statunitense, prende atto, sia pur implicitamente, dello stato di guerra, in quanto dichiara la necessità di osservare le norme di diritto internazionale applicabili ai conflitti armati. Un altro richiamo al rispetto del diritto internazionale umanitario era rivolto pochi giorni dopo la caduta di Bagdad (9 aprile 2003) dal Segretario generale dell’ONU Kofi Annan.
In realtà, le azioni delle truppe anglo-statunitensi sono consistite in gravi, massicce e generalizzate violazioni del diritto internazione umanitario tali da configurare numerosi crimini di guerra.
di Alice Lavinia Oppizzi
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