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L’organizzazione e la burocrazia

Comunemente si parla di organizzazione quando determinate procedure sono stabilite per coordinare le attività di un gruppo al fine di raggiungere determinati obiettivi.
Le organizzazioni non sono un fenomeno esclusivamente moderno; quello che è diverso rispetto al passato è il grado di complessità delle organizzazioni moderne.
Col crescere della dimensione e della complessità dell’associazione umana si amplia l’amministrazione interna, cioè crescono le dimensioni delle attività necessarie per il mantenimento dell’organizzazione sociale.
Le organizzazioni non sono un fenomeno non sono un fenomeno esclusivamente moderno; quello che è diverso è il grado di complessità delle organizzazioni moderne. Col crescere della dimensione e della complessità dell’associazione umana, si amplia l’amministrazione interna, cioè crescono le dimensioni delle attività necessarie per il mantenimento dell’organizzazione stessa.

La burocrazia.
Una delle principali soluzioni ai problemi che determina l’organizzazione su vasta scala è stato lo sviluppo della burocrazia, definibile come una struttura sociale formale, razionalmente organizzata, che implica attività definite chiaramente, in cui le varie azioni sono idealmente in relazione funzionale con i fini dell’organizzazione.
La routine amministrativa, il sacrificio della flessibilità di fronte al regolamento, l’evitare la responsabilità delle decisioni, il rifiuto di ogni forma di esperimento, sono caratteristiche di tutti i burocratici, pubblici e privati. Ma anche l’efficienza e la fiducia che accompagnano l’attività di alcune grandi organizzazioni sono il prodotto di quella che è chiamata “burocrazia”.
Con lo sviluppo di altri grandi organismi la burocrazia è diventato un elemento caratteristico della vita contemporanea. In molti settori della vita sociale gli individui devono continuamente seguire regole formali che limitano o guidano il loro comportamento.
Nelle società totalitarie i controlli burocratici possono raggiungere livelli elevati.
Le varie burocrazie possono presentare molte differenze per quanto riguarda i dettagli dell’organizzazione e le procedure adottate, ma in termini generali hanno delle somiglianze tali da permettere la formulazione di un tipo ideale di struttura burocratica. Questo tipo ideale, derivato in gran parte dall’opera di Weber, è il modello di una struttura razionalmente ordinata

La burocrazia secondo Weber.
Il tema dell’organizzazione è già presente negli studi dei grandi sociologi dell’800 anche se non in modo esplicito. Occorre però risalire a Weber (1922) per avere la prima trattazione dell’argomento visto nel quadro specifico ma riccamente articolato della burocrazia.
Secondo Weber la burocrazia ha delle caratteristiche essenziali che contribuiscono all’efficienza dell’organizzazione e che stanno in relazione l’una con l’altra. Esse sono:
1) compiti ben definiti; i ruoli burocratici sono formalmente definiti e possono essere svolti da qualsiasi persona che abbia i requisiti richiesti. la separazione tra il posto e la persona titolare applica il principio dell’intercambiabilità dell’elemento umano.
2) un ordine gerarchico con linee di autorità e responsabilità ben delimitate. La gerarchia offre prospettive di miglioramento a quegli individui che desiderano fare carriera.
3) selezione del personale secondo qualifiche tecniche o professionali;
4) regole e regolamenti che reggono gli atti ufficiali; i regolamenti formali permettono una relativa uniformità degli atti e mitigano gli effetti perturbatori degli interessi personali, delle preferenze e dei pregiudizi. Agli individui che vengono a contatto con l’apparato burocratico, le regole permettono di ricevere un trattamento uniforme.
5) sicurezza del posto e possibilità di carriera grazie alla promozione nella gerarchia.
In conclusione del pensiero di Weber la burocrazia ideale è quella che può eliminare dai comportamenti ufficiali l’amore, l’odio e tutti gli elementi che sfuggono al calcolo.

L’organizzazione politica. Michels nei suoi studi si occupa di specifiche organizzazioni quali i partiti politici e i sindacati. Egli teorizza una “ferrea legge dell’oligarchia” che si manifesterebbe in questi tipi di organizzazioni. Michels sostiene che un processo inevitabile trasforma i partiti egualitari ed i sindacati in burocrazia centralizzata dominata da funzionari; e gli obiettivi radicali vengono sostituiti da modesti programmi di riforma.
Secondo alcuni autori il processo democratico può essere mantenuto se esistono organizzazioni semiautonome entro i confini di quelle principali che possono organizzare una base per un’opposizione ai leader dominanti.
Infine, gli studi di Duverger analizzano l’influenza dei sistemi politici sui partiti. Se in un sistema politico si hanno solo due partiti ciascuno di questi guadagna se si muove verso il centro, perché così facendo può raccogliere sostenitori tra i moderati senza perdere molto tra gli estremisti.
In un sistema multipartitico invece i partiti hanno la tendenza ad adottare programmi estremisti e nel caso di partiti minori anche politiche demagogiche al fine di differenziarsi dagli altri partiti.

L’organizzazione industriale. Tra le organizzazioni del mondo industriale oggi si fanno strada le strategie postfordiste delle grandi imprese a produzione di massa per la realizzazione di forme di produzione flessibile di prodotti diversificati. Tra i principali modelli di organizzazione postfordisti ricordiamo quello giapponese consistente:
a) nella produzione just in time, che comporta la riduzione a zero delle scorte, inutili se si produce solo quello che il cliente ordina e quando lo ordina;
b) nella ricerca continua di migliorare la qualità del prodotto e dell’organizzazione (la cosiddetta “qualità totale”)
c) nello snellimento dell’organizzazione del lavoro ottenuto con l’eliminazione degli sprechi materiali, di tempo, di uomini
d) nella valorizzazione della comunicazione tra operai e dirigenti e dei suggerimenti migliorativi degli addetti.
Oggi il modello delle grandi organizzazioni sostituisce all’impresa “a castello”quella “a rete” consistente nella trasformazione di grandi organizzazioni di impresa accorpate, accentrate e multifunzionali in reti decentrate di organizzazioni con funzioni differenziate. La grande impresa diventa così un sistema di piccole e medie imprese, regolato da un’impresa leader.
di Alessia Chiovaro
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