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LA NUOVA SPIEGAZIONE DEL VALORE

Il punto di partenza della critica marginalista è l'insoddisfazione per la teoria del valore: infatti, mentre i classici ritenevano che nel lungo periodo i prezzi fossero determinati dai costi di produzione, i marginalisti, sostengono invece che per affrontare correttamente il problema del valore occorre partire dalla domanda, e non dall'offerta dei beni.
In questa prospettiva i prezzi riflettono il grado di soddisfazione soggettiva che i consumatori attribuiscono ai diversi prodotti: la soddisfazione (utilità) tenderà a diminuire con il consumo di ogni unità aggiuntiva (marginale) dello stesso bene: (l'utilità marginale per i consumatori è cioè decrescente).
Il prezzo, in un mercato concorrenziale, è allora determinato da ciò che i consumatori sono disposti a pagare per un unità aggiuntiva di quel bene stesso: se infatti il prezzo fosse superiore all'utilità marginale, una parte del bene in questione non sarebbe venduta, e in una situazione concorrenziale il prezzo offerto dai venditori scenderebbe fino a uguagliare l'utilità marginale.
Il noto "paradosso dell'acqua e dei diamanti"chiarisce meglio questo risultato. Poiché cose molto utili, come l'acqua, sono poco costose, mentre cose poco utili come i diamanti, sono molto costose, Smith riteneva che l'utilità non potesse essere il fondamento dei prezzi. Nel breve periodo questi erano influenzati dalla domanda, ma nel lungo dai costi di produzione.
L'introduzione del principio di utilità marginale, invece, consente una spiegazione del paradosso basata sull'utilità: infatti, anche se l'utilità totale dell'acqua è maggiore di quella dei diamanti, l'utilità marginale di questi ultimi è più elevata perché la loro disponibilità totale più ridotta, quindi il loro prezzo sarà maggiore. Ma in un deserto dove la disponibilità di acqua è molto limitata, l'utilità marginale di un bicchiere d'acqua sale rapidamente, e con essa il suo prezzo.
Quindi per i marginalisti il valore d'uso fonda il valore di scambio. Tuttavia la vera rivoluzione consiste nell'estendere il principio dell'utilità marginale all'intero meccanismo economico (meccanismi della produzione dei beni e della distribuzione dei redditi). Esso fornisce cosi il metro per formulare ipotesi sul comportamento economico dei soggetti in situazione di mercato concorrenziale perfetto, che includono:
a) perfetta conoscenza dei mercati: cioè esistenza delle informazioni necessarie affinché i soggetti possano assumere le decisioni più conformi ai loro obiettivi;
b) assenza di restrizioni sull'acquisto e la vendita di beni e servizi: e quindi piena mobilità dei fattori produttivi nella ricerca delle opportunità più remunerative;
c) presenza di molti acquirenti e venditori per lo stesso tipo di bene: in modo che nessun soggetto è in grado di influire individualmente sui prezzi.
di Antonio Amato
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