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La Critica della Ragion pura di Kant: trascendenza e empirismo

La Critica della ragion pura del 1781 apre la serie delle grandi opere di Kant; a questa seguiranno, la Critica della ragion pratica (1788) e la Critica del giudizio (1790). La Critica della Ragion pura è un’analisi critica dei fondamenti del sapere. E poiché ai tempi di Kant l’universo del sapere si articolava in scienza e metafisica, essa è un’indagine circa queste due attività conoscitive.
Kant respinge lo scetticismo scientifico di Hume ritenendo il valore della scienza un fatto stabilito, ma ne condivide lo scetticismo metafisico, sebbene la nobiltà della metafisica lo conducano ad indagare meglio la natura di quel perenne anelito che porta l’uomo a trascendere il fenomeno.
Kant apre la sua opera osservando che la scienza, pur derivando e nutrendosi dall’esperienza, presuppone anche dei principi immutabili che fungono da pilastri (ad es. “Tutto ciò che accade ha una causa”). Kant denomina tali principi giudizi sintetici a priori: giudizi perché consistono nell’aggiungere un predicato al soggetto; sintetici perché il predicato dice qualcosa di nuovo; a priori perché essendo universali e necessari non possono derivare dall’esperienza.

I giudizi analitici a priori sono infecondi (analitici) in quanto il predicato non dice nulla di nuovo rispetto al soggetto, e universali e necessari. Essi simboleggiano la concezione razionalistica e deduttivistica della scienza. Infine, i giudizi sintetici a posteriori sono fecondi in quanto il predicato dice qualcosa di nuovo rispetto al soggetto, e particolari e non necessari in quanto derivano dall’esperienza. Essi indicano la concezione empiristica e induttivistica della scienza.
Per Kant la scienza consta di due elementi: l’esperienza, che offre il contenuto o la materia, e i giudizi sintetici a priori, che offrono la forma e i quadri concettuali. Questi sono la piattaforma della scienza e ciò che conferisce universalità e necessità al sapere.
Per comprendere da dove derivano i giudizi sintetici a priori, Kant elabora una nuova teoria della conoscenza, intesa come sintesi di materia e forma. Per materia si intende la molteplicità caotica delle impressioni sensibili che provengono dall’esperienza. Per forma si intende l’insieme delle mo-alità fisse con cui la mente ordina le impressioni. Tali forme sono a priori rispetto all’esperienza.

Ma se in noi esistono delle forme a priori universali e necessarie, si spiega perché si possono formulare dei giudizi sintetici a priori intorno alla realtà senza il timore di essere smentiti dall’esperienza. Se sapessimo infatti di portare delle lenti azzurre, potremmo dire, con tutta sicurezza che il mondo anche in futuro per noi continuerà ad essere azzurro.

Questa impostazione comportò la rivoluzione copernicana in filosofia. Come Copernico, per spiegare i moti celesti, ribalta i rapporti fra lo spettatore e le stelle, così Kant, per spiegare la scienza, ribalta i rapporti fra soggetto e oggetto, affermando che non è la mente che si modella passivamente sulla realtà, ma la realtà che si modella sulle forme a priori attraverso cui la percepiamo.
Kant articola la conoscenza in tre facoltà. La sensibilità è la facoltà con cui gli oggetti ci sono dati attraverso i sensi e tramite le forme a priori di spazio e tempo. L’intelletto è la facoltà attraverso cui pensiamo i dati sensibili tramite le categorie. La ragione è la facoltà attraverso cui, procedendo oltre l’esperienza, cerchiamo di spiegare la realtà mediante le tre idee di anima, mondo e Dio.

La Critica della ragion pura si articola nella Dottrina degli elementi e nella Dottrina del Metodo. La Dottrina degli elementi studia le forme a priori e si divide nell’estetica trascendentale, che studia la sensibilità e le sue forme a priori (spazio e tempo) e nella logica trascendentale. Quest’ultima studia il pensiero discorsivo e si divide in analitica, che studia l’intelletto e le sue forme a priori (le categorie), e la dialettica, che studia la ragione e le sue forme a priori (le idee). La Dottrina del Metodo si propone di chiarire il metodo della conoscenza.
Kant connette il concetto di trascendentale con quello di forma a priori. Trascendentale non significa qualcosa che oltrepassa ogni esperienza, bensì qualcosa che la precede. Per ragion pura, invece, Kant intende quella che contiene i principi per conoscere qualcosa a priori.

Iniziando dall’Estetica, Kant considera la sensibilità recettiva perché non genera i propri contenuti ma li accoglie per intuizione dalla realtà esterna o dall’esperienza interna. Tuttavia essa non è solo recettiva ma anche attiva, in quanto organizza il materiale delle sensazioni tramite lo spazio e il tempo. Lo spazio è infatti la forma del senso esterno e del disporsi delle cose l’una accanto alla altra. Il tempo è la forma del senso interno e del loro disporsi l’uno dopo l’altro. Poiché la realtà esterna ci è data attraverso la realtà interna, il tempo è la forma universale dei fenomeni.
Secondo Kant, tali forme non sono ricavate dall’esperienza, come afferma l’empirismo. Se fossero dei recipienti vuoti, dovrebbero esistere anche in assenza di oggetti; ma è impossibile concepire qualcosa che, senza un oggetto reale, sia reale. Esse inoltre non sono entità a sé stanti (Newton) e non sono concetti di rapporti tra cose (Leibniz), avendo una natura intuitiva e non discorsiva.

Le intuizioni pure di spazio e tempo sono il punto di appoggio delle costruzioni sintetiche a priori delle matematiche. La geometria è infatti la scienza che dimostra sinteticamente a priori le proprietà delle figure mediante l’intuizione pura di spazio. Analogamente, l’aritmetica è la scienza che determina sinteticamente a priori la proprietà delle serie numeriche, basandosi sull’intuizione pura di tempo, senza la quale lo stesso concetto di numero non sarebbe mai sorto.
di Domenico Valenza
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