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La De-Tax nella pratica: che cos'è?

La “De-Tax”funzionerebbe così:

a) tutti i soggetti che vendono beni o servizi (negozi, supermercati, ecc.) possono liberamente attivarsi per sviluppare o aderire ad iniziative etiche, private o pubbliche, speciali o generali, nazionali o internazionali (lotta a fame e malattie, sostegno alla sviluppo, ecc.);
b) se lo fanno, possono offrire ai loro clienti uno «sconto» dell'1% sul prezzo dei loro beni e servizi;
c) la condizione consiste nel fatto che il cliente trasformi lo sconto in una «offerta», destinandolo a favore di una tra le iniziative etiche in cui si è impegnato il venditore;
d) per suo conto, lo Stato rinunzia a tassare lo sconto/offerta così strutturato e si riserva solo una funzione residuale di controllo antifrode.

Il testo della norma prevede di escludere dalla base imponibile dell'imposta sul valore aggiunto, e da ogni altra forma di imposizione a carico del soggetto passivo, la quota di corrispettivo destinato a finalità etiche.

L'innovazione consiste nell'allargamento della detassazione a tutti i soggetti imprenditori che intendano realizzare direttamente iniziative a fini sociali. Potenzialmente la sua portata è molto estesa perché riguarda tutti i consumi.

Un esempio

Vediamo cosa avverrebbe se un imprenditore decidesse di destinare liberamente parte dei suoi ricavi ad una iniziativa o ad un progetto patrocinati da una ONLUS. Egli potrebbe scegliere tra due tipi di comportamento:

- da un lato potrebbe effettuare una elargizione come privato cittadino o come impresa. Il suo vantaggio fiscale sarebbe costituito dalla deduzione dalla base imponibile “IRE” o “IRES” trattandosi di un'erogazione liberale a favore delle ONLUS, con limiti però pre-definiti;
 - dall'altro potrebbe alternativamente decidere di effettuare l'erogazione liberale a favore delle organizzazioni non governative riconosciute idonee all'aiuto ai paesi in via di sviluppo. In questa ipotesi è prevista una deduzione fiscale nel limite del 2% del reddito d'impresa.

Notiamo come le novità che deriverebbero dall'applicazione del modello “De-Tax” siano di grande portata rispetto a quanto sopra descritto. In primo luogo la quota di corrispettivo verrebbe esclusa dalla base imponibile dell'IVA (rappresentando per questo un incentivo al consumo perché l'imprenditore non sarebbe portato ad aumentare il prezzo) mentre attualmente non esiste alcun regime di agevolazione fiscale sull'IVA.

Inoltre, per la prima volta si prevederebbe un'elargizione diretta, fiscalmente esclusa dalla base imponibile, a favore di un progetto e non a favore di un'organizzazione chiamata a darne attuazione.

In questo modo si innesca un meccanismo, per cui soggetti del mondo profit si interessano direttamente al mondo non profit, favorendo una particolare sensibilizzazione a problematiche sociali, fino a ieri di competenza esclusiva di altre strutture della società. Il metodo potrebbe comportare un miglioramento, in termini di efficienza, delle stesse associazioni non profit che spesso non riescono ad organizzarsi in maniera tale da perseguire gli obiettivi per cui sono state costituite. La rinnovata acquisita capacità potrebbe servire a rendere più “finanziabili” determinati progetti in quanto presentati, per la loro realizzazione, da enti “affidabili”. La cultura d'impresa verrebbe trasmessa ai soggetti non profit, contribuendo alla loro “imprenditorializzazione”. Lo Stato non dovrebbe svolgere l'attività di individuazione delle iniziative a favore delle quali applicare la “De-Tax” perché sarebbe l'imprenditore stesso, a farlo, mentre il cliente, con l'espressione delle sue scelte, ne determinerebbe il successo.

di Filippo Amelotti
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