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La Favola delle Api - La ragione e le passioni: l'intervento dello Stato

La passione che sorge in noi quando apprendiamo che un male incombe su di noi è detta paura. Poiché la nostra paura è proporzionale all’apprensione del pericolo, segue che, finchè abbiamo tale apprensione, continuiamo ad avere paura e non possiamo liberarcene. La gente crede che questa apprensione debba essere vinta dalla ragione, Mandeville non lo crede.
Se il pericolo è permanente, l’uso della ragione servirà loro solo ad esaminare la grandezza e la realtà del pericolo. Finchè questa paura dura, nessuna creatura può combattere attaccando; tuttavia, ogni giorno vediamo le bestie combattersi con accanimento fino alla morte. Deve esserci quindi un’altra passione capace di superare la paura, e la più contraria ad essa è l’ira.
Il primo appetito che la natura ha dato è la fame e il secondo la concupiscenza. Ora, se conside-riamo che l’ira è la passione che sorge in noi quando i nostri desideri sono ostacolati, troveremo che gli animali sono mossi dall’ira per fame e concupiscenza. Sono esse a renderli più feroci.
L’influenza di questi due appetiti, si può però osservare anche in noi stessi. Sebbene la concupi-scenza dell’uomo non sia rabbiosa come quella dei tori, nulla provoca tanto e tanto in fretta l’ira di uomini e donne, quanto ciò che ostacola i loro amori, quando sono sinceramente innamorati.
Fin qui Mandeville ha cercato di dimostrare che nessuna creatura può combattere in modo aggressivo finchè dura la sua paura, che la paura può essere vinta solo dall’ira; che i due appetiti principali che possono eccitare l’ira sono la fame e la concupiscenza.
Esaminiamo ora come giudicare la nostra specie. La natura non ha destinato l’uomo a vivere di ra-pina, la fame dell’uomo allo stato selvaggio non è violenta come negli animali da preda: è un ani-male timoroso. Se però lo si esamina come membro di una società, troviamo una creatura diversa.
Non appena l’invidia, e l’ambizione fanno presa su di lui, egli viene risvegliato dalla sua innocenza naturale, i suoi desideri si allargano, e si moltiplicano i suoi bisogni ed appetiti.
La prima cura di tutti i governi è dunque tenere a freno la sua ira per mezzo di punizioni quando reca danno, e aumentare le sue paure. Se le diverse leggi per impedirgli di usare la forza vengono fatte rispettare, le sue paure aumenteranno di continuo.
Più si opera su di essa, più l’uomo sarà quieto e governabile e la pace in società garantita. Quando l’ira supera l’ insieme delle paure, l’uomo combatterà con l’audacia di un leone. Mandeville vuole provare che ciò che nell’uomo si chiama coraggio, quando non è irato, è spurio e artificiale.
Chiunque voglia civilizzare gli uomini e ordinarli in un corpo politico, deve conoscere le passioni e gli appetiti e sapere come volgere i loro maggiori difetti a vantaggio del pubblico. Dunque, il solo coraggio utile al corpo politico, e che è di solito chiamato vero valore, è artificiale, e consiste in un orrore enorme per la vergogna, suscitato dall’adulazione negli uomini di più alto orgoglio.
Non appena le nozioni di onore e vergogna sono accolte da una società è facile far combattere gli uomini. Le penne sul cappello li distingueranno dagli altri; parleranno di spirito pubblico e amore per il paese. In un esercito gli uomini si controllano l’un l’altro, e cento di loro, che soli e senza testimoni sarebbero tutti codardi, insieme sono resi valorosi dalla paura del disprezzo degli altri.
Quando gli uomini sono tenuti disciplinati e fanno conoscenza con gli strumenti della morte, e le urla e i gemiti diventano familiari, le loro paure diminuiscono. Non che ora hanno meno paura di morire; ma essendo abituati a vedere così spesso gli stessi pericoli, hanno meno apprensione.
L’uomo è una creatura così sciocca che, intossicato dalla vanità, può rallegrarsi al pensiero delle lodi alla sua memoria nelle età future, al punto di trascurare la vita presente, e anzi cercare e desi-derare la morte. Nessuna rinuncia è così estrema che un uomo d’orgoglio non possa compierla.
Molti, come non sono disposti a riconoscere tutte le debolezze della nostra specie, così non conoscono la forza della nostra natura e non sanno che certi uomini di salda costituzione possono accendersi fino all’entusiasmo, con il solo mezzo delle loro violente passioni.
Per provare queste asserzioni, Mandeville propone due esempi: Giordano Bruno, che scrisse lo Spaccio della bestia trionfante (sciocca opera blasfema), e Vanini, entrambi messi a morte per avere professato l’ateismo. A costoro egli aggiunge Mahomet Effendi ucciso a Costantinopoli per avere sostenuto idee contrarie all’esistenza di Dio. Ciò mostra la forza della natura umana; quando le passioni sono forti, possono superare la paura ed essere scambiate per valore.
A questo proposito, Mandeville prende in considerazione gli affari militari: da nessun’altra parte l’orgoglio è così apertamente incoraggiato. Quanto agli abiti, gli ufficiali ne hanno di più ricchi.
Se pensiamo a quali sarebbero gli effetti del coraggio umano al di fuori dell’esercito, scopriremo che sarebbe dannosissimo per la società civile. Se l’uomo riuscisse a vincere tutte le sue paure, non si sentirebbe parlare altro che di stupri, assassini e violenze. Nulla rende civile un uomo come la paura. Il timore di essere chiamati a rendere conto tiene molti in soggezione.
Mandeville non vuole che tali riflessioni sulle basse origini dell’onore portino a lamentarsi degli inganni dei politici. Al contrario, Mandeville osserva che i governanti delle società sono ingannati dall’orgoglio più di tutti gli altri. Se certi grandi uomini non avessero avuto un immenso orgoglio, nessuno vorrebbe essere Lord Cancelliere in Inghilterra, o Primo Ministro di Stato in Francia.
La sola cosa seria che può essere detta contro l’onore moderno è che è opposto alla religione. Questa comanda di sopportare le offese con pazienza, quello dice che se non ci risentiamo per esse non siamo degni di stare al mondo. La religione ordina di lasciare a Dio la vendetta, l’onore comanda di affidare la nostra vendetta a noi stessi, anche quando potrebbe provvedervi la legge.
La religione proibisce con chiarezza l’assassinio, l’onore lo giustifica apertamente. La religione si fonda sull’umiltà, l’onore sull’orgoglio: per Mandeville è di fatto impossibile conciliarli.
La ragione per cui vi sono così pochi uomini di tale virtù è che tutta la ricompensa che un uomo riceve per un’azione virtuosa è il piacere di farla, per molti uomini un compenso troppo basso; mentre la rinuncia di un uomo d’onore è ricompensata dalla soddisfazione che riceve per altro.
di Domenico Valenza
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