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La UIL alla ricerca di un'identità

La UIL stentò a lungo prima di darsi una propria identità. I motivi di debolezza di questa confederazione erano diversi: in primo luogo la sua natura eterogenea che comprendeva tradizioni culturali di stanti tra loro come quella socialista autonomista, quella repubblicana e quella di origine sindacalista rivoluzionaria, che erano costrette alla convergenza per sfuggire al domino di altre correnti sindacali più forti, senza condividere un'origine comune.

La scelta occidentale della UIL era piena e senza incertezze ma era difficile conciliare tale posizione con l'aspirazione a mantenere la difesa della propria natura classista, nella ricerca di un'identità di terza forza che era difficile sia sul piano politico sia su quello sindacale.
L'autonomia dai partiti, inoltre, era solo teorica e poteva diventare il riflesso di una competizione interna tra i diversi referenti di partito.
Per la UIL, gli aiuti finanziari interni e internazionali erano assai ridotti rispetto a quelli che poteva trovare la CISL, soprattutto in un momento in cui il Dipartimento di Stato continuava ad auspicare l'unificazione dei sindacati anticomunisti.

Il disgelo della metà degli anni '50 migliorò le condizioni di crescita, ma la UIL stentò a lungo a costituirne proprie SAS, anche quando le altre confederazioni erano già impegnate in questa direzione. Probabilmente fu per questo che la UIL difese con impegno la funzione delle Cl come organi sindacali, ottenendo nel' 55 una buona rappresentanza interna.
In un clima di crisi post-elettorale (che vide una spinta a sinistra delle forze laiche alleate della DC dopo la sconfitta elettorale), nel dicembre del '53, a Roma, ci fu il primo congresso nazionale della UIL: venne rivendicata con forza la propria natura classista; ci fu la difesa delle commissioni interne; furono chiesti per il conglobamento aumenti del 10%.

La vittoria sul conglobamento assieme alla CISL, nel giugno '54 (sia pure al prezzo di rinunciare agli aumenti del 10%) e la vittoria alle elezioni per la commissione interna FIAT (dove la UILM, nel marzo '55, conquistò il 22% dei voti), diedero nuova linfa all'Unione: agli occhi del Dipartimento di Stato, la UIL apparve come un sindacato autonomo e classista con buone possibilità di attirare coloro che decidevano di lasciare la CGIL.

Nel '55, la riunificazione dei due principali sindacati americani, AFL e CIO, che avevano consentito rispettivamente la fusione e la reciproca autonomia CISL e UIL, liquidò il progetto di un unico grande sindacato anticomunista in Italia.
Anche la UIL come la CISL sosteneva l'intervento dello stato nell'economia e l'uscita delle aziende dell'IRI dalla CONFINDUSTRIA.
Dalla fine del 1954, Viglianesi coltivò il progetto un vero e proprio movimento laburista che conglobasse tutte le forze socialiste autonomiste del paese e che avesse la propria base sociale ed elettorale nel sindacalismo d'ispirazione socialista: ci si collocava nell'ipotesi di una terza forza socialista autonomista nella quale si auspicava la crescita fra i blocchi contrapposti della DC e del PCI e fra CIS L e CGIL.
Nonostante il crescente dissenso interno alla CGIL, dovuto soprattutto a vicende internazionali (come la posizione di Di Vittorio nei confronti della repressione ungherese), il grosso dei sindacalisti socialisti restò nella CGIL resistendo al doppio corteggiamento della UIL e della CISL, in virtù di una maggiore forza interna a seguito della svolta di Di Vittorio dopo le sconfitte del '54 (conglobamento) e del '55 (CI).
Fu una fase di grande conflittualità, funzionale al progetto di Viglianesi di svuotare la CGIL della sua componente socialista, ma si trattò di una parentesi a cui fece seguito la ripresa del cammino verso la distensione tra le Confederazioni che si fece più marcata dopo le elezioni del '58.


di Cristina De Lillo
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