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La causalità nel codice penale

Il codice penale in materia di causalità dice:
- art. 40(1) c.p. dice: “Nessuno può essere punito per un fatto preveduto dalla legge come reato, se l’evento dannoso o pericoloso, da cui dipende l’esistenza del reato, non è conseguenza della sua azione od omissione”.
La causalità è considerata come l’elemento essenziale per ogni reato d’evento e deve essere dimostrabile in maniera scientifica e oggettiva, e non solo con un convincimento soggettivo del giudice.
- art. 40(2) c.p. definisce la causalità come elemento essenziale anche per i reati omissivi impropri.
- art. 41(1) c.p. regola il concorso di cause o, meglio detto, il concorso di condizioni necessarie.
Ma, come visto, ogni evento è il frutto di una serie di condizioni tutte naturalisticamente necessarie.
E’ con l’art. 412 c.p. che si effettua una cernita tra questa serie.
- art. 41(2) c.p. dichiara rilevanti penalmente le condizioni “sopravvenute, da se sole sufficienti a produrre l’evento”.
Tali condizioni “sufficienti” sembrano escludere quelle eccezionali, cioè la causalità umana, come un lieve tamponamento che uccide un conducente debole di cuore per lo spavento; e quelle atipiche, cioè la causalità adeguata, come una leggera percossa che uccide in virtù di una malattia della vittima che causa fratture gravi con traumi leggeri.
Ma sia le condizioni eccezionali che atipiche sono già escluse dalle cause di imputabilità dall’art. 45 c.p. che regola il caso fortuito.
Quindi l’interpretazione da dare all’art. 41(2) c.p. è in senso scientifico essendo imputabili tutti i comportamenti sopravvenuti che, a livello scientifico, sono da se soli sufficienti a spiegare la realizzazione dell’evento interrompendo la serie causale naturalistica che avrebbe altrimenti condotto indietro nel tempo all’infinito.
In ogni caso, oltre a tale nesso causale, deve essere presente il dolo o la colpa.
di Stefano Civitelli
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