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La competenza come requisito di validità dei provvedimenti del giudice e non della domanda giudiziale

È necessario esaminare ora quali siano le conseguenze della proposizione di domanda giudiziale dinanzi ad un giudice incompetente.
In astratto le soluzioni prospettabili sono due:
- l'incompetenza del giudice dinanzi al quale proposta la domanda giudiziale determina l'invalidità della stessa e, quindi, il non prodursi degli effetti processuali e sostanziali ricollegati alla proposizione di una domanda valida;
- l'incompetenza del giudice dinanzi al quale proposta la domanda giudiziale influisce non sulla validità della domanda, ma solo sui provvedimenti emanati dal giudice: cioè impedisce solo al giudice di procedere all'istruzione e di emanare una valida sentenza di merito.
Ove si accolga la prima soluzione il processo dovrebbe chiudersi in modo definitivo con la sentenza declinatoria della competenza, giacché tale sentenza sarebbe anche sentenza dichiarativa della nullità della domanda giudiziale.
Alla stregua invece della seconda soluzione, solo gli atti emanati dal giudice incompetente sarebbero viziati, ma, ed è ciò che più importa, rimarrebbero salvi gli effetti sostanziali e processuali della domanda.
Attraverso l'analisi del diritto positivo è possibile affermare che è proprio quest'ultima la scelta operata dal nostro legislatore.
La disciplina della competenza nel suo complesso è nettissima nell'affermare che la competenza non è requisito di validità della domanda giudiziale, ma dei provvedimenti del giudice: ciò risulta evidente considerando che il legislatore consente che il processo, instaurato con la domanda proposta dinanzi al giudice incompetente, possa "trasmigrare" al giudice competente.
di Stefano Civitelli
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