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La costruzione delle categorie fetali

La manipolazione ontologica costruzionista del feto permette di ridurre la tensione fra: - estrema valorizzazione del bambino > feto autentico (da valorizzare e salvare ad ogni costo); - estrema svalorizzazione del bambino > feto tumorale (da distruggere al più presto). Questa distinzione è evidente nel diverso atteggiamento tenuto dai medici durante l'ecografia. L'espressione "interruzione volontaria di gravidanza" (IVG) è stata creata quando l'aborto è stato autorizzato dalla legge ed è quindi contemporanea all'accesso del feto tumorale ad una piena identità sociale. Essa istituisce l'esistenza di questo essere in quanto niente nella misura in cui, per mezzo di una perifrasi, consente di indicare un processo (la gravidanza), di designare un'azione (l'interruzione) ed un agente (non qualificato e senza attributi) che compie questa azione (volontaria), risparmiando qualsiasi riferimento all'essere che l'operazione si propone di espellere e distruggere.
In base all'arrangiamento si ha un diverso tipo di feto:
- col Creatore > f. essenzialista;
- con la parentela > f. barbaro;
- con lo Stato > f. totalitario.
Questi arrangiamenti hanno un carattere costrittivo rispetto all'arrangiamento per progetto che
sarebbe l'unico a garantire l'autonomia delle donne, tuttavia anche il progetto costituisce un'istanza
di preconferma esterna alle persone.

Gli sviluppi tecnologici nell'ambito della procreazione medicalmente assistita hanno avuto come effetto secondario la comparsa di esseri nuovi, non classificabili nelle categorie dell'autentico e del tumorale: sono i tecno- feti, embrioni congelati ottenuti tramite la fecondazione in vitro e destinati al reimpianto nell'utero. Non sono feti tumorali poiché sono stati creati con l'intenzione di dare la vita ma, a differenza del feto autentico, non essendo stati reimpiantati, non possono valersi della
riconferma garantita dal progetto e vengono definiti embrioni sovrannumerari senza progetto parentale → si è sviluppato un dibattito fra riduzionisti ed umanisti e si è riaperto quello sull'umanità e i diritti umani.
Con lo sviluppo delle tecnologie il feto è diventato accessibile ai sensi e ha fatto il suo ingresso nella società.

Decostruzionismo: impiegato per contestare la credenza nell'esistenza di un feto in sé dotato di permanenza.

Costruzionismo: si propone di elaborare diverse categorie pratiche di feti ben differenziate le une dalle altre; così si sono sviluppate le convenzioni su cui si basano le distinzioni tra feto autentico, tumorale e tecno- feto.

Una stessa entità viene suddivisa in tanti esseri quanti sono i predicati socialmente pertinenti per qualificarla in diversi contesti fra loro incompatibili. Per non contraddire il principio di comune umanità su cui si fonda la metafisica della giustizia, la qualificazione secondo diversi stati deve essere compatibile con una totale reversibilità degli stati → il feto tumorale è condannato a restare nel primo stato di umanità (esseri sostituibili) perché l'aborto è irreversibile.

Dal punto di vista ontologico:

- il feto tumorale può essere accostato alla categoria dell'accidente sviluppata da Aristotele, è un "quasi non essere" e viene colto solo in quanto evento fortuito che capita al corpo femminile, di cui manifesta un cambiamento inopinato di stato che deve poter essere reso reversibile in virtù di un'azione volontaria che si inserisce nella logica di un progetto (operazione di annullamento ontologico);

- il feto autentico rientra nella categoria della virtualità (è proiettato nel futuro), è nell'ordine del "quasi adesso" e rientra nella categoria della potenza.

La categoria del feto in atto resta vuota perché il suo riempimento presuppone il superamento della contrapposizione tra:
- feto come progetto di un figlio;
- feto come niente.
E' problematico parlare di feto in atto perché il feto non è nel mondo e non gli si può imputare nessuna azione.

Mentre ogni animale si colloca in una "sfera" determinata, in un "ambiente" a cui è destinato fin dalla nascita, nel quale subito entra, resta tutta la vita e muore, l'uomo non ha una sfera così uniforme ed angusta dove lo attenda un solo lavoro. La facoltà di essere umano rimanda dunque alla "natura indefinita" dell'essere umano, al suo costante disorientamento legato all'assenza di un ambiente predeterminato nel quale l'individuo si possa integrare definitivamente e completamente.
La potenza propriamente umana può dunque essere definita come potenza di incertezza.
di Viola Donarini
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