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La creatività degli psicopedagogisti

È negli studi di psicopedagogia di Vygotskij, relativi agli aspetti non ripetitivi del sapere, che si basa questo tipo di creatività. Interessata a spiegare i processi di uso che delle informazioni fa il cervello ogni volta che si trova di fronte ad una ricostruzione intuitiva, la creatività è ora strettamente relazionata agli aspetti cognitivi. E. de Bono riconosce due processi mentali, ciascuno situato in un lobo del cervello: nel lobo sinistro ha sede un pensiero convergente, o verticale, di tipo finito, nel lobo destro ha sede un pensiero divergente o laterale di tipo probabilistico. Secondo questa tradizionale impostazione, con il pensiero verticale ci si muove in modo ripetitivo verso una direzione chiaramente definita, mentre con il pensiero laterale ci si muove imitativamente, dunque non allo scopo di seguire una direzione ma di generarne una, progettanto un esperimento allo scopo di procurarsi un’occasione per cambiare le proprie idee al fine di una rimodellizzazione. In riferimento alle teorie inferenziali, possiamo dire che il pensiero divergente, in quanto ipotetico e proabibilistico, ricalca il procedimento di tipo interpretativo-abduttivo, mentre quello verticale, in quanto logico, è di tipo deduttivo-induttivo. Pertanto, entrambe le parti del pensiero spiegherebbero come funziona la comprensione: il pensiero verticale presiederebbe al riconoscimento delle classificazioni certe, mentre il pensiero divergente verrebbe in soccorso quando entità non immediatamente riconoscibili debbano essere ricondotte ad una classe. La stessa produzione di un’idea avviene sugli stessi principi. Qualsiasi prodotto della mente che punti sugli aspetti razionali, arriverà in primo luogo l’elaborazione di un pensiero verticale, mentre la ricerca della intuizione, della novità, della diversità, dello scarto, attiverà il pensiero divergente che elaborerà un percorso maggiormente fantasioso, con risultati meno rispondenti alle previsioni.
di Niccolò Gramigni
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