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La crisi del sistema dei Writs

La Magna Charta rappresenta il punto di partenza per la tutela dei diritti di libertà nella struttura costituzionale inglese.
Con essa i baroni riescono e porre un argine al potere del re disponendo che il diritto esistente avrebbe vincolato allo stesso modo il re e i vassalli.
Altri principi sono volti a tutelare i baroni contro l’ingerenza del sovrano rispetto alle loro specifiche prerogative giudiziarie.
Si stabilisce che la competenza per le controversie che sorgano con riguardo alle terre oggetto del dominio feudale dei baroni sia dei baroni stessi; e inoltre fa la sua apparizione nel panorama istituzionale europeo la fondamentale garanzia del due process, ossia del giusto processo, che troverà collocazione del Bill of Right della costituzione americana del 1787.
Il secondo documento che mostra le grandi tensioni tra il sovrano e i signori locali, è costituito dalle Provision of Oxford, imposte dai baroni, quale corrispettivo del loro aiuto in armi e in denaro ad Enrico III nel 1258.
Con tale documento si intende sottrarre al sovrano il potere di governo del regno per affidarlo ad un “comitato riformatore”.
Ma soprattutto, per quello che qui più interessa, con le Provision of Oxford si produce la c.d. cristallizzazione del sistema dei writs.
Viene infatti negato al cancelliere il potere di emettere nuovi writs straordinari se non con l’approvazione esplicita del re e del suo gran consiglio.
Si comprende come si blocchi il fertile meccanismo di sviluppo della common law e come la giustizia entri in un grave stato di crisi.
Crisi che sarà superata solo attraverso la lenta e complessa elaborazione dei writs presenti nel Registrum al 1258.
di Stefano Civitelli
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