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La cultura hacker

Gli hacker sono elementi ponte tra la la conoscenza meritocratica tecnica e la cultura imprenditoriale; da non confondersi con Cyber Criminals  che sono coloro che sfruttano le competenze informatiche per fini illegali e personali di lucro; o i Crakers che sono gruppi di utenti che sfruttano le capacità tecnologiche per eludere la sicurezza di software ed accedere ad informazioni riservate o danneggiare determinate parti; spesso mettono insieme gruppi politicizzati che utilizzano la tecnologia per una comunicazione crittata che consenta linee di lotta si basano sul diritto alla decrittazione ( di documenti privati del governo o organi politici) al diritto alla crittazione delle loro comunicazioni. Gli hacker sono una comunità autofondante, sono autarchici e tautologici gli hacker sono quelli che la cultura hacker riconosce come tali. La prima apparizione del termine hacker si registra nelle aule sperimentali dell’MIT. Fin dalla nascita è un network autorganizzato che trascende il controllo istituzionale autoregolandosi. La cultura fa riferimento a un insieme di valori emersi dai network di programmatori che interagivano online a progetti di programmazione creativa. Internet è stata originata dalla cultura tecno-meritocratica ma è diventata base del suo stesso aggiornamento tecnologico attraverso l’input fornito dalla cultura hacker. Il movimento per il software libero nasce dalla difesa dell’apertura dei codici sorgente di UNIX. Negli anni ottanta c’erano diverse tendenze evolutive alla base di internet, la decisione di Arpa di sviluppare la nuova tecnologia utilizzando Unix come sistema operativo ha incentivato la diffusione. I programmatori di Unix si sono resi conto di fare parte di una cultura che tendeva al raggiungimento di un bene comune. C’è stata una corrente di sostenitori e programmatori del sistema Ms-Dos ma che non si sono resti conto di costituirsi come cultura.
Quando i proprietari di Unix hanno minacciato la chiusura dei codici ai fini della privatizzazione e commercializzazione, Stallman ha creato GNU (Gnu Not Unix) che è ispirato a Unix ma sottomesso alla logica Copyleft e non Copyright. Stallman ha trasformato la sua battaglia in una crociata politica per la libertà di parola nell’età digitale fondando la Free Software Foundation e proclamando come diritti fondamentali la libera comunicazione ed il libero utilizzo del software di conseguenza la possibilità offerta a chiunque di modificarlo. Stallman è diventato una delle icone della cultura hacker.
Linus Torvalds nel 1991 istalla sul suo pc un sistema unix e progetta un kernel unix chiedendo aiuto e collaborazione ad altri pubblicando i codici sorgente ed i successivi aggiornamenti; una cooperazione che si estende progressivamente testando il codice ed eliminandone i bachi.  Nasce Linux da questa cooperazione anche se per la maggior parte degli utenti finali Linux è troppo difficile da usare diventa subito utilizzato dai programmatori e pare che la successiva frontiera sia quella di una commercializzazione user friendly possa essere la prossima frontiera di sviluppo.
I sociologici hanno notato nello studio di questa cultura, che alla base del principio di reciprocità e fiducia degli utenti c’è il desiderio di ottenere prestigio, reputazione e stime sociale collegati alla rilevanza che la loro apportazione alla comunità, oltre a ciò si riconosce una pure spinta alla gioia della creazione. Gli hacker non dipendono dalle istituzioni ma dalla comunità da loro stessi definita e costruita intorno ai network informatici.
Nella comunità di Linux c’è una strutta gerarchica alla cui sommità c’è Linux Torvalds, seguita dagli anziano della tribù ovvero i proprietari o manutentori di ciascun progetto; Torvalds si occupa della manutenzione del kernel perché l’ha creato lui ma in molte situazioni è collettiva anche l’autorità suprema. I comanutentori contribuiscono alla manutenzione dei sottosistemi intorno ai progetti derivati dall’originale, mentre i co-sviluppatori avviano nuovi progetti di propria iniziativa; i collaboratori ordinari sono membri della comunità che aiutano a testare i nuovi programmi a eliminarne i bachi e a discutere i problemi che si presentano. Una delle chiavi per la comunità è evitare i fenomeni di forking ovvero la disseminazione di energie della comunità in numerose linee di lavoro differenti.
Da tutto il sistema sono esclusi denaro, diritti di proprietà formali o il potere istituzionale. L’autorità basata sull’eccellenza tecnologica o su un primo contributo al codice è rispettata solo se non viene rilevata un’eccessiva personalizzazione.
Si è riscontrato l’emergere di nuove tribù che si fronteggiano, le divisioni non sono ideologiche bensì tecnologiche. La divisione principale è quella BSD contro quella Gnu/Linux.
La sanzioni per chi trasgredisce assumono le forme del flaming (insulto della comunità pubblica) o quello del banning. La cultura hacker è legittimata in base ad internet e gli incontri nella realtà sono inesistenti o limitati, l’identità viene legittimata dal nome fisso nella rete nickanme, tuttavia il grado più alto di riconoscimento è dato dall’identificazione attraverso il nome reale. Informalità e virtualità sono elementi chiave della cultura hacker.
La cultura hacker è creativa, tecnologica e fondata su libertà, cooperazione, reciprocità e informalità.
Per Stallman il raggiungimento dell’eccellenza tecnologica è secondario rispetto al principio fondamentale del software libero.

di Asia Marta Muci
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