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La deculturizzazione


Altro processo è quello di Deculturazione, secondo Latouche molti popoli toccati dalla modernizzazione occidentale rinunziano alla propria identità culturale nel momento in cui cominciano a vedersi con gli occhi occidentali cioè considerandosi arretrati o sottosviluppati, il processo ha come risultante una copia mal riuscita del modello inseguito per un destino migliore. Tale processo è accompagnato ad un ulteriore ed interno processo di decomposizione della cultura subalterna determinato da tutto ciò che gli consente di sopravvivere nelle nuove condizioni.

Tali due processi vengono utilizzati per fissare spesso i termini basilari dell’accoglienza e dell’integrazione tendendo in aggiunta conto del grado di facilità all’assimilazione, all’occidentalizzazione, le culture più integraliste ovviamente risultano le più difficili da occidentalizzare. Tali processi riconoscono la diversità in maniera diciamo migliore perché implica l’idea che questi altri sono disposti a rispettare i nostri costumi e la nostra cultura. Ma è una questione tutta apparente in quanto lo sforzo comincia a rappresentare una caricatura al modello occidentale, ed ecco riaffiorare conflitti. L’imitazione origina un sentimento solo illusorio di accettazione. In ogni caso, la conseguenza per l’altro è dirompente, sulla stima che comincia a percepire di sé.

Un’altra riflessione riguarda l’idea che l’altro possa rappresentare un elemento nocivo per l’omogeneità nazionale; la modernità con lo sviluppo di tecniche trionfanti ci ha inevitabilmente allontanato dalle radici culturali di una civiltà che però noi esaltiamo e difendiamo, sentimenti radicali vicini al culto nazionalistico e alla difesa estrema del suola della patria contro i venuti, causa primaria dell’insicurezza economica. La modernità di oggi è refrattaria del dialogo in quanto permiata da difese nazionalistiche di radici, assecondando poi forme di intolleranza varie. Bisogna allora convincersi che tale modernità non costituisce una frontiera poiché essa non deve allontanare ma avvicinare gli stranieri. La globalizzazione conduce alla cittadinanza multiculturale occorre dunque una giusta consapevolezza del fatto che una integrazione completa comporta meno pericoli rispetto alla deculturazione o all’estrema esclusione\disaffiliazione, poiché i paesi che hanno aperto la strada al multiculturalismo oggi hanno meno problemi sul piano della stabilità sociale, politica e giuridica. Di apri, occorre anche la consapevolezza che l’immigrazione conduce a cambiamenti sociali e culturali che non devono però essere recepiti come minaccia ma che vengano piuttosto formate politiche formali e culturali che sappiano preparare le popolazioni a tali cambiamenti.

Will Kimlicka sostiene che in un’ottica di multiculturalismo rispettare le culture non significa preoccuparsi della loro sopravvivenza o della loro riproduzione ma piuttosto promuovere condizioni favorevoli per la socializzazione e la maturazione degli individui per la formazione e realizzazione del soggetto personale. Ciò articolando politiche in maniera sensibile e sensata cioè progettare forme più sofisticate di coesistenza politica all’interno delle culture, affinchè pluriculturalismo e identità delle persone vengano rispettate. L’articolazione prevede un’inclusione differenziata ovvero puntare verso un ideale multiculturale nel quadro normativo di misure ragionevoli e sostenibili senza escludere quelle etnie che non chiedono sopravvivenza dei significati culturali ma di avere la possibilità di dare ampiezza alle soggettività dei loro membri, questa è tutela. Le società devo allargare la propria visione del mondo e questo  può accadere soltanto se si attua quel riconoscimento alla libertà come diritto personale. La persona può decidere così di mantenere i valori della propria tradizione e l’osservanza delle regole apprese nella comunità d’arrivo.

In definitiva ragionare in termini di cittadinanza ed uguaglianza porta a ragionare in termini di appartenenza e origine nonché di proprietà dei nativi che dettano regole agli altri; ragionando invece in termini di eguale rispetto per le persone sarà l’eguaglianza a fondare le cittadinanze in virtù di eguale e libero accesso alle risorse fondamentali e ai diritti di tutte le persone.
di Marianna Tesoriero
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