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La disputa di Lipsia, 1519

La sospensione del processo si prolungò anche dopo l’elezione di Carlo a imperatore, che prese il nome di Carlo V, e durò quasi un anno, dando tempo alla crisi luterana di mettere radici e di estendersi ulteriormente; ma pure di rivelare a fondo le sue componenti reali. Questo accadde soprattutto nella disputa di Lipsia del 1519: nelle sue linee essenziali la novità verso cui si muoveva Lutero, o piuttosto il movimento che si riconosceva in lui; non si voleva solo una riforma della chiesa ma anche un attacco alle sue strutture. Secondo Lutero la Chiesa non aveva bisogno di un capo terrestre poiché il suo vero capo era Cristo; il primato della chiesa di Roma non poteva essere considerato di fede, poiché non si trovava nella Scrittura; anche i Concili potevano errare. A Lipsia Lutero sembrava fosse stato sconfitto, ma il vero vincitore fu Lutero stesso, la cui fama dopo la disputa di Lipsia crebbe sempre di più. Si salutava in lui l’eroe della nazione tedesca, colui che aveva saputo tener fronte al papato romano. I giudizi dati dalle università confluirono nella bolla Exsurge Domini del 15 giungo 1520, prima risposta ufficiale della chiesa alla protesta di Lutero: non però alle sue richieste iniziali, alla sua volontà di porre fine a uno scandalo, alla sua angoscia per il modo volgare e profano con cui si trattavano questioni di conoscenza. Il documento condannava 41 proposizioni desunte dagli scritti di Lutero, come eretiche e intimava 60 giorni di tempo per la ritrattazione. In tal modo si veniva ad esautorare l’efficacia della bolla, il cui tono altisonante recò non poco danno all’autorità della Chiesa. Fino al concilio di Trento la bolla fu l’unico pronunciamento ufficiale della Chiesa.
di Alessia Muliere
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