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La famiglia e l'organizzazione del lavoro

L'idea che un sistema demografico preindustriale dotato di capacità autoregolative abbia governato il corso della storia demografica nell'età moderna può risultare convincente solo ad un patto: che si sia in grado di illustrarne meccanismi e funzionamenti. Ciò che governava il processo di riproduzione umana era piuttosto, e non solo nelle campagne ma anche nei centri urbani, l'offerta di lavoro. L'effettiva possibilità di occupazione conduceva normalmente alla fondazione di una famiglia: solo la famiglia era l'elemento centrale e decisivo dello sviluppo demografico.
Sia nell'agricoltura sia nelle attività cittadine, durante l'era preindustriale, i posti di lavoro erano considerati beni scarsi. Il loro numero non poteva essere accresciuto a piacere, e soprattutto non così rapidamente da soddisfare in qualsiasi momento una domanda sempre crescente. La potenziale occupazione nell'agricoltura era limitata dalla grande proprietà demaniale, del clero, della nobiltà, della borghesia e dei contadini agiati; a tali limitazioni si aggiungeva poi il fatto che per la sussistenza di una famiglia contadina era necessario il possesso di un minimo di terra. A restringere l'occupazione urbana provvedevano tanto la limitata domanda di manufatti quanto il rigore delle corporazioni che ostacolavano l'apertura di nuove aziende.
Anche l'attività agricola e artigiana dipendeva dall'esistenza o meno di un nucleo familiare. In quest'epoca preindustriale la famiglia non era soltanto l'istituzione essenziale della riproduzione biologica ma anche il luogo centrale della produzione e dell'organizzazione del lavoro. La famiglia era il presupposto del lavoro, poiché la maggior parte della gente lavorava laddove viveva e le professioni che allontanavano l'uomo dalla casa erano eccezioni.
Cos'era dunque la famiglia nell'Europa pre – industriale e in cosa differiva dalla famiglia attuale? Essendo luogo centrale della riproduzione, della produzione e dell'organizzazione del lavoro, essa è anzitutto l'elemento strutturale centrale dell'ordinamento sociale e tale sarà sino alla fine del Settecento.
Noi siamo abituati a considerare la famiglia come un sistema di rapporti di parentela, ma non era così anche allora, non essendo tali rapporti a decidere l'appartenenza o meno al nucleo famigliare. Era invece la sua funzione nel quadro dell'organizzazione del lavoro. Ciò non significa naturalmente che non si riconoscessero o si sottovalutassero i rapporti di parentela all'interno della casa e al suo esterno, né che il concetto di parentela non avesse rilevanza.
L'erede ad esempio aveva una posizione privilegiata rispetto agli altri membri della comunità domestica, ivi compresi fratelli e sorelle. Alcune regioni privilegiavano la successione ad erede unico, nell'interesse della tutela della famiglia come unità di produzione non smembrabile, mentre altre basavano la successione sulla divisione reale dei beni a ciascun figlio.Dobbiamo poi renderci conto della molteplicità di ruoli che la famiglia – azienda incarnava. Anzitutto quello di capofamiglia. La sua importanza balza agli occhi già dal sol fatto che il suo posto non poteva rimanere a lungo vacante. Diverso ma non meno importante era il ruolo della padrona di casa, che è in parte legato all'allevamento e alla cura dei figli carnali; doveva anche preoccuparsi del benessere di tutti i componenti della famiglia interessati al processo produttivo. Per quanto riguarda i figli, due sono le loro caratteristiche principali: il fatto che tra loro veniva reclutato il futuro capofamiglia e la loro utilizzazione come forza – lavoro.
Un gruppo particolare era costituito dagli usufruttuari di un vitalizio e innumerevoli sono le descrizioni letterarie di quanto potesse essere gravoso per un giovane capofamiglia il mantenimento dei genitori o dei suoceri. Precisi accordi contrattuali sulle prestazioni in denaro e in natura, sullo spazio abitativo e sui servizi che dovevano essere loro corrisposti, costituivano il vitalizio

di Gherardo Fabretti
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